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"Fantasticheria": il primo nucleo dei Malavoglia

    Letteratura e teatro

    La novella Fantasticheria viene pubblicata per la prima volta il 24 agosto del 1879 sulla rivista Fanfulla della Domenica e in seguito collocata in apertura alla raccolta Vita dei Campi. Fantasticheria rappresenta un manifesto poetico di Verga, come lo era stata la Prefazione a Eva. Lo scrittore si rivolge con pungente ironia a un’amica con cui ha fatto una breve visita turista al paese di Aci Trezza, in provincia di Catania. Commentando i giorni passati insieme, Verga descrive la vita dei pescatori utilizzando termini ed espressioni tratte dalla vita quotidiana e accennando a luoghi, situazioni e personaggi che troveranno sviluppo e ampio respiro nei Malavoglia. Coglie anche l’occasione per enunciare la sua idea rispetto a eventuali tentativi di ribellione e cambiamento da parte di questi poveri diavoli: le leggi della vita e dell’economia sono ferree e immutabili, quindi per gli umili non è possibile alcun riscatto; i pescatori di Aci Trezza sopravviveranno solo restando attaccati agli antichi valori della famiglia e della casa come l’ostrica rimane ancorata allo scoglio per non essere travolta dalla marea.

     

    La donna che accompagna Verga appartiene alla buona società – come testimoniano i grossi bauli, la boccettina di profumo  (da odore) appesa al collo, il vestitino grigio che sembrava fatto apposta per intonare coi colori dell’alba – e non apprezza quel luogo semplice e primitivo, così diverso da Parigi, Nizza e Napoli che abitualmente frequenta. Così, dopo tre giorni, stanca di vedere eternamente del verde e dell’azzurro , e di contare i carri che passavano per la via, se ne va chiedendosi come si possa viver qui  tutta la vita.

     

    La cosa è più facile che non sembri, risponde lo scrittore: basta non possedere centomila lire di entrata, prima di tutto; e in compenso patire un po’ di tutti gli stenti fra quegli scogli giganteschi, incastonati nell’azzurro, che vi facevano batter le mani per ammirazione.  Verga descrive la vita dei pescatori, che vivono in casupole (casipole sgangherate), insidiati dalle cattive annate (malannata), dagli insetti che distruggono i raccolti (brulicame), dalla burrasca e alcuni abitanti di Aci Trezza, nei quali è facile riconoscere i futuri protagonisti dei Malavoglia: Maruzza (la povera donna che vive sola nella vecchia casa dove un tempo cresceva l’albero di nespolo); Padron ‘Ntoni (il vecchio pescatore morto all’ospedale della città in una gran corsìa tutta bianca); Mena (Quella ragazza, per esempio, che faceva capolino dietro i vasi di basilico, quando il fruscìo della vostra veste metteva in rivoluzione la viuzza, se vedeva un altro viso notissimo alla finestra di faccia, sorrideva come se fosse stata vestita di seta anch’essa); Luca e Bastianazzo (Miglior sorte toccò a quelli che morirono; a Lissa l’uno, il più grande, quello che vi sembrava un David di rame, ritto colla sua fiocina in pugno… l’altro, quell’uomo che si perdé in una fosca notte d’inverno, solo, fra i cavalloni scatenati, quando fra la barca e il lido, dove stavano ad aspettarlo i suoi, andando di qua e di là come pazzi, c’erano sessanta miglia di tenebre e di tempesta).

     

    Eppure, tutto questo non impedisce alla povera gente di Aci Trezza di continuare a vivere, senza desiderare altro, solo pregando Iddio di chiudere gli occhi là dove li hanno aperti rimanendo, come l’ostrica resta attaccata allo scoglio. E forse anche gli uomini della città, gli uomini di cultura, gli spiriti inquieti che amano far vagare la loro mente fra mille pensieri (la fantasticheria) potrebbero trovare pace e serenità in quei sentimenti miti, semplici, che si succedono calmi e inalterati di generazione in generazione.

     

    Verga critica la società borghese, superficiale e frivola, rappresentata dalla compagna di viaggio, con la sua testolina incapace di comprendere, non questo non fa di lui un progressista e un rivoluzionario: rimane un osservatore attento e distaccato della realtà del mondo, che simile a un pesce vorace, è pronto a inghiottire chiunque trasgredisce le sue regole.

     

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