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Un estratto da "Il Sindaco del rione Sanità"

    Letteratura e teatro

    Nella commedia Il Sindaco del rione Sanità il protagonista, Antonio Barracano, è un personaggio che, per alcuni critici, rispecchi

    Nella commedia Il Sindaco del rione Sanità il protagonista, Antonio Barracano, è un personaggio che, per alcuni critici, rispecchia la figura del capo camorrista perché costituisce l’autorità riconosciuta, ma totalmente al di fuori della legge, per un intero quartiere della città. Eduardo non era però d’accordo con questa interpretazione e riteneva che Barracano fosse un uomo tanto profondamente sfiduciato nella giustizia, da operare lui stesso per ristabilirla.

    Ecco la didascalia con la quale l’autore presenta, nel primo Atto della commedia, il personaggio di Antonio Barracano:

     

    Don Antonio compare sulla soglia. I settantacinque anni dell’uomo sono invidiabili: è alto di statura, sano, asciutto, nerboruto. La schiena inarcata gli conferisce un’andatura regale; il colorito bronzeo della sua pelle darebbe più risalto al bianco vivo degli occhi, se un senso di difesa istintiva non lo costringesse a sorvegliare, più che a guardare, intorno a sé appesantendogli le palpebre, come se avesse perennemente sonno; ma nei rari momenti in cui quegli occhi si aprono o si increspano ai lati per sorridere con voluta bonomia si scorge in essi uno sguardo agghiacciante che ricorda molto da vicino quello apparentemente mansueto della belva intristita perché costretta a vivere in cattività. Indossa con dignitosa disinvoltura una vestaglia di taglio perfetto e di colore sobrio, verde scurissimo. Dagli ampi risvolti di questa appare il candido collo della camicia da notte, bordato di galloncino vermiglio; i legacci dei mutandoni all’antica pendono dalle caviglie e sfiorano i piedi nudi infilati in comode pantofole. Il dottore scatta in piedi alla vista di don Antonio e lo saluta rispettosamente con un mezzo inchino. Immacolata indietreggia di qualche passo accennando un timido sorriso all’indirizzo del suo padrone per dargli l’augurio di buona giornata, ma rimane sul chi vive, in attesa di una parola, un segno qualunque di don Antonio, che le possa chiarire di quale natura sia l’umore della « bestia », ai fini di prendere, con la certezza di non incorrere in errori irreparabili, un atteggiamento adeguato. Don Antonio, enigmatico, ricambia il saluto ad entrambi con un doppio cenno del capo, poi si avvicina lentamente al tavolo e vi siede accanto. Lunga pausa durante la quale si svolge una scena muta, piena di interrogativi, fra Immacolata e il dottore. Finalmente Antonio fissa Fabio per un attimo indicandogli col mento la sedia che si trova all’altro capo del tavolo, come per dire: « Sedetevi». Fabio capisce e siede.[1]



    [1] I capolavori di Eduardo, Torino, Einaudi, 1971, p. 626.

     

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