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Errori relativi ad alcune convenzioni grafiche

    Ortografia

    Altri errori ortografici dipendono esclusivamente dal non conoscere alcune regole puramente convenzionali (cioè non legate a fatti fonici), ma che tuttavia vanno ri­spettate per la loro utilità pratica.

     

    Si tratta innanzitutto delle regole sull’apostrofo e sul taglio delle parole in fine di rigo. Quest’ultimo caso rientra pienamente nei criteri di divisione in sillabe: la parola, infatti, va tagliata alla fine di una sillaba, e non spezzando una sillaba, per comodità di lettura. Per lo stesso motivo, in fine di rigo si evita di porre una consonante seguita da apostrofo: questo indica che la consonante è legata alla vocale successiva. Dunque, non si taglia nell/ ac­qua, ma nel-l’acqua.

    Esiste anche l’uso di scrivere nella / acqua, ma è da evitare perché fastidioso nella lettura. C’è oggi anche una certa tendenza di tradizione inglese (ma finora non accettata in Italia) a tagliare le parole come capita (anche nell/acqua, ne/ll’acqua).

     

    L’uso delle iniziali maiuscole richiede un discorso più lungo. Neanche l’iniziale maiuscola corrisponde a un qualche suono particolare, e perciò la pronuncia non ci aiuta in nessun modo nel ricordarci dove bisogna usarla. Valgono, invece, altri criteri, che possiamo riassumere in tre punti.

     

    L’iniziale maiuscola serve:

     

    - a far riconoscere dove comincia un «nuovo discorso»: dunque, all’inizio di un testo, dopo un segno d’interpunzione forte (punto fermo, punto interrogativo o pun­to esclamativo) o all’inizio di un discorso diretto (se il discorso diretto contiene più domande o esclamazioni di seguito, dalla seconda in poi si può usare anche l’iniziale minuscola).

     

    - a far riconoscere i nomi propri. In questa categoria rientrano:

    - i nomi e cognomi di persona e i nomi di luogo (anche di vie e piazze: Viale della Libertà, Piazza del Duomo);

    - i nomi di enti e istituzioni (Ministero del Lavoro; Corte dAppello; Parlamento; anche Stato e Chiesa, quando si indicano le istituzioni e non il territorio dello stato o l’edificio di una chiesa);

    - i titoli di opere, giornali, ecc. (la Divina Commedia; I Promessi Sposi; La Quin­ta Sinfonia; il «Corriere della Sera»);

    - i nomi di alcune festività di rilievo nell’anno (Pasqua, Natale, 1° Maggio), i secoli e i periodi storici (Trecento, Rinascimento, Risorgimento);

    - i nomi delle cariche più importanti, che perciò vengono sentite come figure uniche (il Presidente della Repubblica; il Papa, ma solo con riferimento alla persona di un determinato pontefice, altrimenti con la minuscola);

    - i nomi degli abitanti di una città, di una regione, di uno stato (i Milanesi, i Siciliani, gli Italiani; ma sempre con la minuscola quando sono aggettivi: i cittadini milanesi, ecc.);

    - le personificazioni (Giustizia, Amore, Virtù, ecc.).

     

    - a manifestare rispetto e ossequio. Si distinguono due casi:

    - l’uso della iniziale maiuscola nei pronomi e aggettivi possessivi che si riferi­scono al destinatario di una lettera, al quale ci si rivolga col lei di cortesia; oltre che per ragioni di cortesia, le iniziali maiuscole in questo caso servono a rendere chiaro il riferimento alla persona del destinatario e non ad altre persone (una frase come Desidero ringraziarla vivamente potrebbe essere ambigua; scrivendo ringraziarLa si rende evidente il riferimento al destinatario);

    - l’uso dell’iniziale maiuscola nei pronomi e aggettivi possessivi che si riferisco­no a una persona o a una divinità che si voglia sempre nominare, nel testo, con reve­renza. Si tratta di un uso puramente reverenziale.

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