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Emilia-Romagna

Varietà dell'italiano

Il processo di acquisizione e diffusione dell’italiano nella regione dall’Unità d’Italia a oggi è stato inizialmente molto lento e frammentario. La penetrazione dell’italiano è avvenuta, almeno in una prima fase, nella cultura popolare: nei canti di lavoro e sociali, ma anche in quelli rituali, e nelle ballate diffuse dai cantori ambulanti. Spesso italiano e dialetto si sono alternati, anche in forma di dialogo (magari tra padrone e contadino), riproponendo uno stereotipo che affonda le sue origini nella commedia dell’arte, ma che progressivamente è stato esteso anche nella rappresentazione di fatti di attualità e in spettacoli di generi vari (dai burattini alle esibizioni di cantastorie e poeti di piazza).

 

Nei centri maggiori, in particolare a Bologna dove c’è l’Università, la lingua del dibattito culturale è sempre stato l’italiano anche se nella regione, nel corso del Novecento, non sono sorti periodici culturali analoghi a quelli fiorentini e quindi la circolazione delle idee e della lingua che le ha veicolate ha avuto confini più locali. Ha assunto invece sempre più importanza «Il Resto del Carlino» che, da foglio regionale, è diventato uno dei quotidiani nazionali più prestigiosi e ha contribuito in maniera determinante alla diffusione di un italiano variegato caratterizzato da molti registri e sottocodici.

 

Come nella maggior parte delle regioni settentrionali, anche in Emilia-Romagna, oggi l’italiano si estende sempre di più con una conseguente regressione del dialetto che resta nel parlato delle fasce più anziane o più svantaggiate dal punto di vista socio-culturale. L’italiano regionale si è formato su una base dialettale ripartita internamente in due aree principali: quella orientale con bolognese, romagnolo e ferrarese (con una certa autonomia di quest’ultimo) e quella occidentale con piacentino, parmense, reggiano e modenese.

 

Questa frammentazione spiega, a livello regionale, nell’uso parlato, la mancanza di un italiano uniforme, con la presenza invece di tante varietà locali seppure segnate anche da tratti comuni: le differenze sono legate anche a fattori sociolinguistici come la fascia socio-culturale, l’età e il sesso dei parlanti. La situazione linguistica è rappresentabile pertanto in un continuum che vede, a un estremo, una varietà di italiano modellata sulla lingua comune e, dall’altro, una varietà ancora interessata da tratti tipicamente dialettali che si riscontrano maggiormente nella fonetica (la famosa “esse salata” emiliana e romagnola), ma anche in forme lessicali provinciali o sub-regionali. Tratti che sono stati accolti, a fini espressivi e realistici, anche nella lingua della narrativa, in particolare da parte di autori attenti a riprodurre le radici del territorio e della cultura popolare.