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Eliot e Montale: il correlativo oggettivo

    Letteratura e teatro

    Il poeta anglo- americano Thomas Stearns Eliot (1888-1965) in un articolo del 1919 utilizza l'espressione correlativo oggettivo per spiegare la sua idea dell'arte. La poesia non deve esprimere le emozioni ma trovare nella realtà concreta e quotidiana oggetti, situazioni, fatti capaci di evocarle:

     

    L'unico modo per esprimere un'emozione in forma d'arte consiste nel trovare un “correlativo oggettivo”; in altre parole, una serie d'oggetti, una situazione, una catena di eventi che costituiranno la formula di quella particolare emozione, cosicché, quando siano dati i fatti esterni, che devono concludersi in un'esperienza sensibile, l'emozione ne risulti immediatamente evocata.

     

    Montale conosceva Eliot: aveva letto il poema La terra desolata e tradotto A Song for Simeon (Canto di Simeone); nell'Intervista immaginaria[1] scritta nel 1946 fa suo il concetto di correlativo oggettivo del poeta inglese:

     

    Mutato ambiente e vita, fatti alcuni viaggi all'estero, non osai mai rileggermi seriamente e sentii il bisogno di andare più a fondo... Non pensai a una lirica pura nel senso ch'essa poi ebbe anche da noi, a un giuoco di suggestioni sonore; ma piuttosto a un frutto che dovesse contenere i suoi motivi senza rivelarli, o meglio senza spiattellarli. Ammesso che in arte esista una bilancia tra il di fuori e il di dentro, tra l'occasione e l'opera – oggetto bisognava esprimere l'oggetto e tacere l'occasione- spinta. Un modo nuovo … di immergere il lettore in medias res, un totale assorbimento delle intenzioni nei risultati oggettivi

     

    La poesia Spesso il male di vivere offre un esempio di questa modalità espressiva:

     

    Spesso il male di vivere ho incontrato:
    era il rivo strozzato che gorgoglia,
    era l'incartocciarsi della foglia
    riarsa, era il cavallo stramazzato.

    Bene non seppi, fuori del prodigio
    che schiude la divina indifferenza:
    era la statua nella sonnolenza
    del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.



    [1]L' Intervista immaginaria si trova in Eugenio Montale, Sulla poesia, Milano, Mondadori, 1976 e anche in http://www.classicitaliani.it/novecent/Montale_Interviste.pdf

     

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