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Eco e Pan

Letteratura e teatro

Eco e Pan è un rispetto[1] che Poliziano cita nella Miscellanea come esempio di trasposizione in volgare della lingua greca. Composto nel 1479, durante il soggiorno del poeta a Venezia, ha come argomento l’amore di Pan, dio dei pastori, per Eco, una ninfa delle montagne cantata da Ovidio nel III libro delle Metamorfosi. Secondo Ovidio, Eco era una creatura capace di incantare con i suoi racconti e Zeus l’aveva convinta a a intrattenere la moglie Era mentre lui si dedicava alle sue avventure amorose; Era, scoperto l’inganno, l’aveva punita togliendole l'uso della parola e condannandola a ripetere le ultime parole che le venivano rivolte. La ninfa si era poi innamorata – non corrisposta - di Narciso, il bellissimo cacciatore che amava solo se stesso; dopo la morte di Narciso, affogato nella fonte in cui si rispecchiava, Eco distrutta dal dolore, era diventata pura voce, dando vita al fenomeno acustico che porta il suo nome. Poliziano riprende un mito alessandrino in lingua greca, meno famoso di quello di Ovidio, in cui Pan si innamora di Eco senza essere corrisposto. Il rispetto ebbe subito un grande successo di pubblico e fu anche messo in musica.

 

Il rispetto è costituito in modo da creare l’effetto dell'eco: per rispondere, la ninfa ripete la parte finale della domanda che Pan le rivolge; solo nell’ultimo verso la parola ripetuta (amore) viene divisa in due parti e assume un significato diverso, quello di Ahimè, muore! (ah more!), riferito a Narciso che muore affogando nella fonte. Nelle Metamorfosi, Eco utilizza questo espediente per dialogare con Narciso e dichiaragli il suo amore:

 

Che fai tu, Ecco, mentr’io ti chiamo? – Amo

Ami tu dua o pur un solo ? – Un solo

E io te sola e non altri amo – Altri amo

Dunque non ami tu un solo? – Un solo

Questo è un dirmi: io non t’amo – Io non t’amo

Quel che tu ami ami ‘l tu solo? – Solo

Chi t’ha levata dal mio amore? – Amore

Che fa quello a chi porti amore? – Ah more!



[1] Il rispetto è la variante toscana dello strambotto, una forma popolare di poesia amorosa in voga soprattutto nel XV secolo. E’ composto da una sola strofa di otto versi (ottava) secondo lo schema ABABCCDD

 

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