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La diffusione e l’importanza

    Letteratura e teatro

    […] Va rilevato che nulla degli scritti di Guicciardini fu pubblicato a stampa o divulgato in copie manoscritte mentre era ancora in vita; nella seconda metà del secolo XVI furono pubblicati solo la Storia, molto riveduta e censurata, i Ricordi, in minima parte, e la breve esposizione tecnico-diplomatica della Legazione di Spagna.

     

    Le edizioni degli scritti di Guicciardini, da lui lasciati nell’archivio della Casa e rimasti sconosciuti, iniziano nell’800. Da quel momento si susseguono moltissimi e importantissimi studi che spesso non tengono conto del fatto che Guicciardini aveva destinato alla stampa solo la Storia; anche la pubblicazione dei Ricordi [1] può essere attribuita alla fortuna del Guicciardini dopo la pubblicazione della Storia più che a una valutazione dell’importanza effettiva di quest’opera, sia dal punto di vista letterario che storiografico.

     

    La critica e la storiografia del Romanticismo, interessata alla personalità degli individui, crea una storia della letteratura che ha al centro le monografie dei grandi e Guicciardini, grazie anche a Francesco De Sanctis [2] e alla sua celebre critica dove lo contrappone a Machiavelli, viene pubblicato integralmente. Rimane il fatto che Guicciardini ha avuto significato e importanza nella storia letteraria e nella cultura italiana ed europea proprio per Storia d’Italia, l’opera alla quale, dopo il ritiro dalla vita pubblica, aveva affidato la sua volontà di perenne presenza oltre la vita fisica, lasciando da parte tanti altri suoi scritti e trattazioni, considerati quasi come documenti e testimonianze di una sconfitta, e lavorando invece ad essa fino alla vigilia della morte.

     

    [Tratto con adattamenti da: Delio Cantimori, Francesco Guicciardini, in Emilio Cecchi e Natalino Sapegno, Storia della Letteratura Italiana, IV, Milano, Garzanti, 1965]

     


    [1] Le redazioni dell’opera sono quattro: la prima è del 1512. Seguono quella del 1525, che ci è giunta in forma non autografa; quella  autografa del 1528 e infine la definitiva, nel 1530.

    [2]  Così scrive De Sanctis nel XV° capitolo della sua Storia della letteratura italiana:

    […] Il dio del Guicciardini è il suo particolare. Ed è un dio non meno assorbente che il Dio degli ascetici, o lo stato del Machiavelli. Tutti gli ideali scompaiono. Ogni vincolo religioso, morale, politico, che tiene insieme un popolo, è spezzato. Non rimane sulla scena del mondo che l'individuo. Ciascuno per sé, verso e contro tutti. Questo non è più corruzione, contro la quale si gridi: è saviezza, è dottrina predicata e inculcata, è l'arte della vita.

    La Storia della letteratura italiana è la principale opera di  Francesco De Sanctis (1818-1883) e costituisce la prima sintesi organica di tutta la letteratura del nostro paese. Per questo De Sanctis è considerato il più grande critico letterario italiano dell’Ottocento.

     

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