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"Descrizione del modo tenuto dal Duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Olivierotto da Fermo, il Signor Pagolo e il Duca di Gavinana Orsini": la scena del dramma

Letteratura e teatro

Il duca Valentino, da ottimo principe, con gli avversari sapeva bene usare la bestia[1], e quindi essere astuto come una volpe e feroce come il leone (essere golpe a conoscere e’ lacci, e lione a sbigottire e’ lupi). Pronto a tutto pur di ottenere i suoi scopi, Cesare Borgia utilizzava l’eliminazione fisica degli avversari come un normale metodo di governo. Ne è un esempio emblematico la cosiddetta strage di Senigallia in cui il Valentino uccide Vitellozzo Vitelli e altri potenti signori che avevano congiurato contro di lui dopo averli attirati in città con l’inganno. In Descrizione del modo tenuto dal Duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Olivierotto da Fermo, il Signor Pagolo e il Duca di Gavinana Orsini Machiavelli racconta questo evento a cui ha assistito di persona.

 

Nel 1502, il duca Valentino Borgia, che ha costruito dal nulla uno stato molto potente, minaccia Bologna, governata da Giovanni Bentivoglio, con lo scopo di ridurre quella città sotto el suo dominio e farla capo del suo ducato di Romagna. Questa espansione, rapidissima e inarrestabile, preoccupa non solo gli avversari ma anche gli alleati. Così le potenti famiglie degli Orsini e dei Vitelli, che fino a quel momento avevano appoggiato il Valentino, organizzano un incontro nel castello della Magione, sul lago Trasimeno a cui partecipano il cardinale Giambattista Orsini, il capitano di ventura Vitellozzo Vitelli e i condottieri Olivierotto da Fermo, Paolo e Francesco, duca di Gavinana – tutti al soldo del Valentino – Giampaolo Baglioni tiranno di Perugia e Antonio da Venafro per conto della città di Siena. I congiurati stabiliscono di non abbandonare e Bentivogli e cercare di guadagnarsi e Fiorentini; e nell'uno luogo e nell'altro mandorno loro uomini, promettendo all'uno aiuto, l'altro confortando a unirsi con loro contro a el comune inimico.

 

Machiavelli viene inviato dalla Signoria presso il duca per discutere di un eventuale accordo; lo scopo reale, però, è quello di seguire da vicino l’evolversi della situazione. Alla congiura del Magione seguono numerose ribellioni: il Valentino sembra in pericolo, ma poi, con la rapidità che lo caratterizza, riesce ad avere la meglio sui rivoltosi. Riportato l’ordine, annuncia che si recherà a Senigallia per incontrare i congiurati e giungere a una pacificazione. A distanza di poche ore dal duca, anche Machiavelli giunge a Senigallia per seguire le trattative, ma si trova ad assistere a eventi inaspettati e violenti che egli racconta con lo sguardo distaccato e impersonale dello storico ma anche con l’arte del drammaturgo che mette in scena una tragedia destinata a coinvolgere e scuotere il pubblico. Nei passi che riportiamo, Machiavelli esprime a pieno il suo gusto per la narrazione e la rappresentazione teatrale: Vitellozzo e i suoi compagni, protagonisti di un dramma ineluttabile di cui hanno il presentimento (tutto afflitto come se fussi conscio della sua futura morte) e a cui vanno incontro in modo senza alcuna possibilità di difesa (in su muletti… disarmato… accompagnato da pochi cavagli); il senso d’impotenza e d’isolamento che li circonda prepara l’esplodere della crudeltà e della violenza che culmina nella scena della loro uccisione:

 

Avanti a la porta è un borgo di case con una piazza, davanti alla quale l'argine del fiume da l'uno de' lati fa spalle.

Vitellozzo, Pagolo e duca di Gravina in su muletti ne andorno incontro al duca, accompagnati da pochi cavagli; e Vitellozzo, disarmato, con una cappa foderata di verde, tutto afflitto come se fussi conscio della sua futura morte, dava di sé (conosciuta la virtù dello uomo e la passata sua fortuna) qualche ammirazione. E si dice che quando e' si partì da le sua genti per venire a Sinigaglia e andare contro al duca, a li suoi capi raccomandò la sua casa e le fortune di quella, ed e nipoti ammunì che non della fortuna di casa loro, ma della virtù de' loro padri e de' loro zii si ricordassino.

 

Arrivati dunque questi tre davanti al duca, e salutatolo umanamente, furno da quello ricevuti con buono volto, e subito da quelli a chi era commesso fussino osservati, furno messi in mezzo.

 

Ed entrati in Sinigaglia, e scavalcati tutti a lo alloggiamento del duca ed entrati seco in una stanza secreta, furno dal duca fatti prigioni. El quale subito montò a cavallo, e comandò che fussino svaligiate le genti di Liverotto e degli Orsini. Ma venuta la notte, e fermi e tumulti, al duca parve di fare ammazzare Vitellozzo e Liverotto; e conduttogli in uno luogo insieme, gli fe' strangolare. Dove non fu usato da alcuno di loro parole degne della loro passata vita: perché Vitellozzo pregò che si supplicassi al papa che gli dessi de' suoi peccati indulgenzia plenaria; e Liverotto tutta la colpa delle iniurie fatte al duca, piangendo rivolgeva addosso a Vitellozzo. Pagolo e el duca di Gravina Orsini furno lasciati vivi per infino che il duca intese che a Roma el papa aveva preso el cardinale Orsino, l'arcivescovo di Firenze e messer Iacopo da santa Croce; dopo la quale nuova, a' dì diciotto di gennaio, a Castel della Pieve furno ancora loro nel medesimo modo strangolati.



[1] Principe, cap XVIII.

 

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