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"Dell’origine e dell’ufficio della letteratura": qual è la funzione dell’arte?

    Letteratura e teatro

    Il 22 gennaio 1809, nell’Università di Pavia dove insegna eloquenza, Foscolo pronuncia l’orazione inaugurale Dell’origine e dell’ufficio della letteratura, che ha come fulcro il rapporto fra letteratura e società. Secondo Foscolo l’arte, fin dalle origini, ha soprattutto una funzione civile: a lei spetta il compito di creare un equilibrio fra le varie forze sociali mitigandone gli eccessi e le loro passioni . Questo è possibile grazie al potere della parola poetica capace di creare mondi straordinari, di consolare dai mali della vita e nello stesso tempo di far conoscere agli uomini il vero senza annientarli con la sua durezza. La letteratura e la poesia, quindi, devono usare un linguaggio comprensibile, capace di far giungere la verità fino al cuore sia dei potenti sia dei deboli.

     

    La società, afferma Foscolo, ha come fondamenti l’autorità politica (il principato) e la religione, e il potere che esse esercitano sui sudditi (il freno) può essere moderato solo dalla parola, che spiega (svolge) e tiene in attività (esercita) i pensieri e le emozioni. Ma i governanti, che sanno indirizzare verso determinati fini (amministrano i frutti) le passioni del popolo (altrui passioni), a volte non sono capaci di riconoscere e di far coincidere il proprio interesse con l’interesse di tutti (pubblica prosperità); per questo la natura ha donato ad alcune persone la capacità di amare la verità, riconoscendone nello stesso tempo (ad un tempo) i vantaggi e gli i svantaggi; e, soprattutto, ha donato loro la capacità di descrivere la verità senza aggredire (affronti), senza suscitare l’irritazione dei potenti o dei deboli e anche senza distruggere quelle illusioni che attenuano e nascondono (velano) i dolori e gli inganni della vita:

     

    Elementi dunque della società furono, sono e saranno perpetuamente il principato e la religione; e il freno non può essere  moderato se non dalla parola che sola svolge ed esercita i pensieri e gli affetti dell’uomo. Ma perché quei che amministrano i frutti delle altrui passioni sono uomini anch’essi, e quindi talvolta non veggono la propria nella pubblica prosperità, la natura dotò ad un tempo alcuni mortali dell’amore del vero, della proprietà di distinguerne i vantaggi e gl’inconvenienti, e più ancora dell’arte di rappresentarlo in modo che non affronti indarno nè irriti le passioni dei potenti e dei deboli, né sciolga inumanamente l’incanto di quelle illusioni che velano i mali o la vanità della vita.

     

    La letteratura, quindi, ha il compito (ufficio) di dare nuovo vigore (rianimare) al sentimento e alle passioni, di rendere appetibili (abbellire) le idee che fanno il bene di tutti e di smascherare (snudare) con coraggio la violenza e la falsità (deformità) di quelle che, incoraggiando gli atti illegali di pochi e l’eccessiva libertà di molti, potrebbero spezzare (roderebbero)i legami che uniscono gli uomini in una società civile, condannando gli Stati alla repressione (terror del carnefice), alla sopraffazione (congiura degli arditi) e alla perdita della libertà:

     

    Ufficio dunque delle arti letterarie dev’essere e di rianimare il sentimento e l’uso delle passioni, e di abbellire le opinioni giovevoli alla civile concordia, e di snudare  con generoso coraggio l’abuso o la deformità di tante altre che, adulando l’arbitrio de’ pochi o la licenza della moltitudine, roderebbero i nodi sociali e abbandonerebbero gli Stati al terror del carnefice, alla congiura degli arditi, alle gare cruente degli ambiziosi e alla invasione degli stranieri.

     

    Per questo nell’antichità, quando la letteratura era strettamente legata alla spiegazione dei misteri religiosi, insieme al potere politico e a quello religioso (dello scettro e degli oracoli) coesistevano la filosofia, che indaga la verità, i governanti, che la utilizza con saggezza, e la poesia, che, attraverso la parola, guida in modo armonioso le passioni. La parola poetica infatti fa apparire meno dura la verità, suscita la fantasia, chela rende venerabile come una cosa sacra (idoleggia) e, con la musica, riesce a farla giungere nel cuore degli uomini:

     

    E appunto nell’origine della letteratura, quando ella emanava della divinazione e dall’allegoria, vediamo contemporanee al potere dello scettro e degli oracoli la filosofia che esplora tacita il vero, la ragione politica che intende a valersene sapientemente, e la poesia che lo riscalda cogli affetti modulati della parola, che lo idoleggia coi fantasmi coloriti della parola, e che lo insinua con la musica.

     

    Gli esseri umani che desiderano la felicità e cercano sollievo al dolore, trovano conforto nella parola poetica, nella fantasia, che ha la capacità di creare immagini ideali dove hanno spazio l’ armonia, la perfezione, la bellezza dell’anima e del corpo, valori estetici e morali di cui non c’è rispondenza nella realtà. L’arte è capace di sollevare l’uomo fino al cielo, di farlo camminare fra le stelle:

     

    Il cuore domanda sempre o che i suoi piaceri siano accresciuti, o che i suoi dolori siano. […] E la fantasia del mortale, irrequieto e credulo alle lusinghe di una felicità ch’ei segue accostandosi di passo in passo al sepolcro, […] rappresenta piaceri perduti che si sospirano, offre alla speranza e alla previdenza i beni e i mali trasparenti nell’avvenire; moltiplica ad un tempo le sembianze e le forme che la natura consente alla imitazione dell’uomo; tenta di mirare oltre il velo che ravvolge il creato; e quasi per compensare l’umano genere dei destini che lo condannano servo perpetuo ai prestigi dell’opinione ed alla clava della forza, crea le deità del bello, del vero, del giusto, e le adora; crea le grazie, e le accarezza; elude le leggi della morte, e la interroga e interpreta  il suo freddo silenzio; precorre le ali del tempo e al fuggitivo attimo presente congiunge lo spazio di secoli e secoli ed aspira all’eternità; sdegna la terra, vola oltre le dighe dell’oceano, oltre le fiamme del sole, edifica regioni celesti, e vi colloca l’uomo e gli dice: “Tu passeggerai sovra le stelle”: così lo illude, e gli fa obbliare che la vita fugge affannosa, e che le tenebre eterne della morte gli si addensano intorno; e lo illude sempre con l’armonia e con l’incantesimo della parola.

     

    È possibile che ragione e fantasia operino insieme? È possibile mantenere un rapporto costruttivo con la realtà senza cadere nella disperazione? È possibile godere della bellezza, della grazia, della musica senza estraniarsi dal mondo? Può l’arte operare il miracolo, assolvere a un compito tanto complesso? Foscolo spera di sì, ed esorta gli intellettuali a farsi carico di questa missione, attraverso narrazioni (le storie) capaci di esercitare il fascino della parola e di suscitare in chi leascolta grandi emozioni, grandi speranze, grandi sognie il desiderio di compiere grandi imprese. E nessuno, più degli italiani, ha a disposizione un patrimonio così ricco di storie e di vicende umane degne di essere liberate dalla dimenticanza (obblivione) e restituite al popolo attraverso una lingua capace di toccare il cuore:

     

    O Italiani, io vi esorto alle storie, perché niun popolo più di voi può mostrare né più calamità da compiangere, né più errori da evitare, né più virtù che vi facciano rispettare, né più grandi anime degne di essere liberate dalla obblivione da chiunque di noi sa che si deve amare e difendere ed onorare la terra che fu nutrice ai nostri padri ed a noi, e che darà pace e memoria alle nostre ceneri. Io vi esorto alle storie, perché angusta è l’arena degli oratori; e chi omai può contendervi la poetica palma? Ma nelle  storie, tutta si spiegala nobiltà dello stile, tutti gli affetti delle virtù, tutto l’incanto della poesia, tutti i precetti della sapienza, tutti i progressi e i benemeriti dell’ italiano sapere.

     

    Attualmente, però, l’arte è ben lontana da esercitare la sua funzione civile. Il vasto pubblico dei borghesi, persone che non sono dotte ma neppure ignoranti, che possiedono virtù civili da comunicare al popolo e beni materiali che potrebbero rendere prospera la Patria, devono accontentarsi di storie di bassa lega perché la letteratura alta è accessibile solo a pochi:

     

    Quali passioni frattanto la nostra letteratura alimenta, quali opinioni governa nelle famiglie? Come influisce in que’ cittadini collocati dalla fortuna  tra l’idiota ed il letterato, tra la ragione di Stato che non può guardare se non la pubblica utilità, e la misera plebe che ciecamente obbedisce alle supreme necessità della vita, in que’ cittadini che soli devono e possono prosperare la patria, perché hanno e tetti e campi ed autorità di nome e certezza di eredità, e che, quando possedono virtù civili e domestiche, hanno mezzi e vigore d’insinuarle tra il popolo e di parteciparle allo Stato? L’alta letteratura riserbasi a pochi, atti a sentire e ad intendere profondamente; ma que’ moltissimi che per educazione, per agi e per l’umano bisogno di occupare il cuore e la mente sono adescati dal diletto e dall’ozio tra’ libri, denno ricorrere a’ giornali, alle novelle, alle rime; così si vanno imbevendo dell’ignorante malignità degli uni, delle stravaganze degli altri, del vaniloquio de’ verseggiatori; così inavvedutamente si nutrono di sciocchezze e di vizi, ed imparano a disprezzare le lettere.

     

    Foscolo termina quindi la sua orazione esortando gli intellettuali italiani a mettere la loro arte al servizio della patria, disprezzando le leggi delle accademie grammaticali e valorizzando la purezza, la ricchezza e la poesia della loro lingua:

     

    O miei concittadini! quanto è scarsa la consolazione d’essere puro ed illuminato senza preservare la nostra patria dagl’ignoranti e dai vili! Amate palesemente e generosamente le lettere e la vostra nazione, e potrete alfine conoscervi tra di voi, ed assumerete il coraggio della concordia; né la fortuna, né la calunnia potranno opprimervi mai, quando la coscienza del sapere e dell’onestà v’arma del desiderio della vera ed utile fama. Osservate negli altri le passioni che voi sentite, dipingetele, destate la pietà che parla in voi stessi, quella unica virtù disinteressata negli uomini; abbellite la vostra lingua della evidenza, dell’energia e della luce, delle vostre idee, amate la vostra arte e disprezzerete le leggi delle accademie grammaticali ed arricchirete lo stile; amate la vostra patria e non contaminerete con merci straniere la purità e le ricchezze e le grazie natie del nostro idioma.

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