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Cesare Borgia, il duca Valentino

    Letteratura e teatro

    Cesare Borgia, detto il Valentino è un personaggio centrale del Principe: Machiavelli gli dedica un intero capitolo[1] e spesso lo cita come esempio da seguire per chi intende conquistare e mantenere un principato. La vicenda politica di Cesare Borgia viene così trasformata in esempio, in modello universale e le sue azioni in una specie di decalogo del perfetto principe. Machiavelli lo incontra di persona quando viene inviato in missione diplomatica a Urbino e ne rimane affascinato: nella sua lettera alla Signoria di Firenze (26 giugno 1502), lo descrive come un Signore molto splendido e magnifico, dotato di straordinarie capacita personali a cui si accompagna un perpetua fortuna. Il duca Valentino è coraggioso e ambizioso, infaticabile e sprezzante del pericolo, rapido e imprevedibile: giunge in un luogo prima ancora che nel luogo da cui proviene si sappia della sua partenza; amato dai suoi soldati, ha arruolato gli uomini migliori d’Italia: tutto questo, unito alla fortuna che sempre lo accompagna, fa di lui un uomo vittorioso e temibile:

     

    Questo signore è molto splendido e magnifico, e nelle armi è tanto animoso che non è sì gran cosa che non gli paia piccola, e per gloria e per acquistare Stato mai si riposa né conosce fatica o periculo: giugne prima in un luogo che se ne possa intendere la partita donde si lieva; fassi ben volere a' suoi soldati; ha cappati e' migliori uomini d'Italia: le quali cose lo fanno vittorioso e formidabile, aggiunte con una perpetua fortuna.

     

    Nel Capitolo VII del Principe, dedicato al Valentino, Machiavelli scriverà:

     

    [...] io non saprei quali precetti mi dare migliori a uno principe nuovo che lo esemplo delle azioni sua.

     

    Per questo attribuisce i fallimenti di Cesare Borgia non a una sua colpa, ma alla sorte che aveva cessato di essergli propizia (una estraordinaria ed estrema malignità di fortuna). Il duca è descritto come un personaggio straordinario, che unisce in sé ferocia e virtù, sa come farsi dei nemici o conquistarsi amicizie (conosceva come gli uomini si hanno a guadagnare o perdere), ha l’animo grande e grandi progetti (la sua intenzione alta); la morte del padre e la malattia sono stati gli unici avversari in grado di fermarlo (e solo si oppose a’ sua disegni la brevità della vita di Alessandro e la malattia sua). Dunque, chiunque intenda conquistare o a mantenere un principato può prendere esempio dalle azioni di costui, che ha applicato in modo esemplare le dieci regole utili a questo scopo:

     

    [...] assicurarsi de’ nimici, guadagnarsi delli amici, vincere o per forza o per fraude, farsi amare e temere da’ populi, sequire e reverire da’ soldati, spegnere quelli che ti possano o debbano offendere, innovare con nuovi modi gli ordini antiqui, essere severo e grato, magnanimo e liberale, spegnere la milizia infedele, creare della nuova, mantenere le amicizie de’ re e de’ principi in modo che ti abbino o a beneficare con grazia o a offendere con respetto.



    [1] VII – De principatibus novis qui alienis armis et fortuna acquiruntur (I principati nuovi conquistati con le armi e la fortuna altrui).

     

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