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"Canzoniere" - Il monolinguismo

Gianfranco Contini[1] nel suo famoso saggio Dal Petrarca al Leopardi: studi di stilistica storica paragona il linguaggio usato da Dante a quello del Petrarca e definisce plurilinguismo la caratteristica del primo, unilinguismo quella del secondo.

 

Mentre Dante sperimenta una pluralità di stili, di generi, di toni e di strati lessicali, Petrarca fa scelte molto diverse: utilizza solo il latino e il volgare perché considera il latino come modello assoluto, sia nelle opere erudite sia nella comunicazione quotidiana e scrive in volgare esclusivamente per la lirica; il tono e il lessico sono costanti perché ricerca una tonalità media, che rifugge da ogni estremo ed eccesso; non compie alcun esperimento e lavora tutta la vita intorno agli stessi testi che ritiene fondamentali.

 

Petrarca usa un linguaggio letterario sempre perfettamente controllato, lontano dalla lingua parlata, frutto di una attentissima selezione, allo scopo di creare un modello linguistico unitario e valido universalmente. Queste alcune delle sue modalità di scrittura che diventeranno per secoli un riferimento indiscusso per la poesia lirica italiana:

- gli aggettivi e i sostantivi hanno un ruolo dominante all’interno dei versi

 Es. L’oro e le perle, e i fior vermigli e i bianchi

- gli aggettivi sono molto semplici e spesso ripetuti

Es. Dolci ire, dolci sdegni, et dolci paci

- i paesaggi sono descritti in modo vago e indefinito

Es. Fresco, ombroso, fiorito et verde colle

- i verbi che indicano azione o movimento sono molto limitati

(es. vo mesurando, m’andai, giaccio)

- moltissimi invece sono i verbi che descrivono i sentimenti e lo stato d’animo

(es. mi vergogno, avvampai, temo, spero, ardo, bramo, odio).

 


[1] Si fa riferimento a Preliminari alla lingua di Petrarca, in “Paragone” II, 1951, ristampato nel 1964 come introduzione al Canzoniere pubblicato da Einaudi. Gianfranco Contini (1916-2009) è stato professore emerito di letteratura italiana all’Università di Milano.

 

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