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Campania: tratti linguistici

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    Alcuni tratti della pronuncia dell'italiano regionale campano sono comuni ad altre regioni del sud:

     

    • troncamento dei nomi quando si chiama una persona: Salvatò!, Concettì! signurì!, professò!
    • Pronuncia di b e g doppie (come avviene anche a Roma) in parole come sabbato, fraggile
    • Uso della preposizione a prima di nomi e pronomi che svolgono la funzione di complemento oggetto (il fenomeno viene denominato accusativo preposizionale): ho visto a Maria, guardo a te; e anche in forme esclamative del tipo beato a lui!
    • Diffuse le forme mo per 'ora' (mo vengo), stare per 'essere, trovarsi' (sto al mare) e tenere per 'avere' (tengo fame).

     

    Tratti tipici della Campania (con qualche possibile estensione alle aree immediatamente circostanti):

     

    Tratti fonetici generali

     

    • Le vocali atone (non accentate), in particolare le finali, vengono pronunciate in modo indistinto: (tra parentesi la vocale indistinta) la ser(a), prest(o).
    • Pronuncia aperta di vocali che in italiano standard sarebbero chiuse e al contrario, in casi più rari, pronuncia chiusa di vocali che sarebbero aperte: pienamènte, prèso, giòrno, agòsto, córo.
    • Pronuncia metafonetica per cui e accentata passa a i e o accentata passa a u in presenza di o oppure i finali (derivate da una u latina); questo fenomeno permette anche di distinguere alcune forme che, avendo la vocale finale indistinta, non si potrebbero riconoscere come maschili o femminili: ross(a), ma russ(o/i), mes(e), ma mis(i) e guaglion(e), ma guagliun(i).
    • In presenza di dittonghi, pronuncia insistita su i e u: bùono, pìedi. In alcuni casi viene pronunciata anche la i seguita da e in parole che in italiano stadard non lo prevedono: cìelo, scìenza, cìeco.
    • Le consonanti c, p, t, dopo n o m, sono pronunciate con suoni molto vicini a g, b, d, quindi, ad esempio, banca diventa banga, campo diventa cambo e mantenere diventa mandenere.
    • Pronuncia raddoppiata di consonanti iniziali precedute da parola che termina con vocale: la rrazza, nun posso cchiu, dico a tte.

     

    Tratti fonetici della varietà bassa

     

    • Tendenza a pronunciare la s dopo l, r, n con un suono molto simile alla z: inzieme, falzo, perzona, borza, penzo.
    • Pronuncia con l'accento sull'ultima sillaba (su probabile influsso del francese) di alcune parole che terminano in consonante: autobùs, Lurdès, Juventùs.

     

    Tratti morfosintattici

     

    • Maggiore frequenza dei verbi pronominali intensivi: mi sono mangiato/bevuto, ecc.
    • Amplimento della costruzione stare a +infinito: stiamo a vedere, stare a parlare.
    • Costruzione infinitiva al posto del congiuntivo: voglio essere spiegato, voglio essere fatto un servizio, cosa vuoi regalato?
    • Valore transitivo dei verbi scendere, salire, uscire, entrare: scendimi le chiavi ('portami giù le chiavi'), salire la spesa ('portare su la spesa'), uscire la carne dal forno ('tirare fuori la carne dal forno'), entra in frigo il latte ('metti in frigo il latte')
    • Uso del congiuntivo imperfetto al posto del presente: digli che andasse
    • Uso del congiuntivo imperfetto indipendente al posto del condizionale: chi l'avesse pensato!
    • Molto comuni inoltre (anche se tipiche di varietà basse più vicine a quella dialettale) sono le costruzioni del periodo ipotetico del tipo se volessi facessi e se vorrei farei.
    • Tendenza a sostituire il tempo futuro con la perifrasi aggia + infinito, per cui aggia parlà viene usato in sostituzione sia di 'devo parlare', sia di 'parlerò'.

     

    Lessico

     

    Parole di area camapana conosciute e diffuse ormai in tutta Italia:

    ammezzato 'mezzanino', borseggiatore 'borsaiolo', coppola 'berretto', fare commedia 'fare baccano', fare cerimonie 'fare complimenti', inciucio 'intrigo, maneggio', macchinetta 'caffettiera', male parole 'parolacce', mappina 'straccio', pastiera 'dolce fatto con il grano', pittare 'imbiancare', provola 'mozzarella affumicata', sartù 'pasticcio di riso', scarrafone 'scarafaggio', schiattare 'scoppiare (soprattutto per il caldo)', scostumato 'maleducato', tirarsela 'darsi arie', zitella 'nubile'.

     

    Parole ed espressioni ancora connotate come tipicamente regionali:

    abbuscare 'guadagnare', apparare 'addobbare', azzeccare 'incollare', faticatore 'lavoratore', guadaporte 'portiere', pacchero 'schiaffo', sapunaro 'robivecchi', sfruculiare 'prendere in giro', sparatrappo 'cerotto', testa 'vaso da fiori'.

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