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"Aminta": il coro dei pastori

    Letteratura e teatro

    Il coro dei pastori, che si trova nel primo atto dell’Aminta, esalta la bella età dell’oro, governata da una legge aurea e felice, voluta dalla Natura (che natura scolpì): ciò che fa piacere è permesso, è lecito (S’ei piace, ei lice). Poi le regole della società (l’Onor) abolirono questa legge meravigliosa, trasformando i doni spontanei e naturali dell’amore in cose proibite, da rubare di nascosto (opra è tua sola, o Onore,/che furto sia quel che fu don d'Amore).

    A Ferrara questa favola boschereccia[1] veniva rappresentata davanti al duca e alla sua corte ed è probabile che fossero proprio i cortigiani a recitare nel coro, travestiti da umili abitanti delle selve.

     

    L’età dell’oro – cantano i pastori – era bella non perché sulla terra scorrevano fiumi di latte, era sempre primavera, non c’erano guerre e non si doveva lavorare per vivere[2]; a rendere meravigliosa quell’età era il fatto che quella falsa e bugiarda divinità chiamata onore dalle persone ignoranti (quell'idolo d'errori, idol d'inganno,/ quel che da 'l volgo insano/Onor poscia fu detto)  ancora non portava sofferenza (non mischiava il suo affanno) agli uomini. In quel tempo i pastori vivevano liberi e felici: gli dei dell’Amore non avevano bisogno di arco e frecce per provocare la passione perché questa nasceva spontanea e le fanciulle mostravano senza veli la loro bellezza (la verginella ignude/scopria sue fresche rose) che ora è nascosta dagli abiti.

     

    Perciò Onore – continua il coro – tu che comandi alla Natura, all’Amore e ai Re della terra (Ma tu, d'Amore e di Natura donno,/ tu domator de' regi), non rimanere qui fra di noi che siamo poveri pastori e non possiamo comprendere la tua grandezza: vai a turbare il sonno delle persone famose e potenti e lasciaci vivere e amore perché la vita passa in fretta (non ha tregua/ con gli anni umana vita e si dilegua) e la morte porta con sé il buio eterno ('l sonno eterna notte adduce).



    [1] La favola (o commedia) pastorale (o dei boschi) è un genere teatrale in versi che nasce nelle corti del Rinascimento. Ha come ambiente la natura pura e perfetta e come protagonisti pastori, satiri, ninfe. Il melodramma prenderà ispirazione anche da queste favole.

    [2] Sono le caratteristiche dell’età dell’oro secondo i classici.

     

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