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9.1 Scritture simultanee

Mass media
Twitter Town Hall, 2011: domande via Twitter per Barack Obama.

Le trasformazioni tecniche non avvengono mai da sole; si intrecciano di continuo con cambiamenti sociali e innovazioni culturali. A maggior ragione nel campo della comunicazione, e quanto è avvenuto negli ultimi venticinque-trent'anni ne è una dimostrazione. Alla base c'è l'informatica: che mette alla prova barriere un tempo insormontabili come quelle che separano lo scritto dal parlato, la comunicazione interpersonale da quella di massa.

L'universo delle ICT (Information and Communication Technologies) include un telefono che oltre a parlare scrive, con i messaggi detti SMS (Short Message Service); una posta che viaggia alla velocità della rete cioè quasi in tempo reale, l'e-mail; servizi come Skype che possono intrecciare tra loro messaggi scritti simultanei, le chat, conversazioni telefoniche, e quella conquista che era stata sognata per più di un secolo, la videotelefonia; e le onnipresenti “faccine” (emoticons) che si sforzano di integrare la scrittura con qualcosa che quanto meno ricorda il parlato, anzi il faccia a faccia. Il tutto in un continuo gioco di scambi con forme di comunicazione almeno potenzialmente “di massa”, a cominciare dal World Wide Web, e con le cosiddette “reti sociali” (social network).

 

La lingua che circola su questi canali è varia, da mezzo a mezzo ma anche da persona a persona. Tutti abbiamo corrispondenti che scrivono i loro messaggi mail come delle classiche lettere e altri che non curano neppure l'ortografia. Tutti conosciamo persone che usano Facebook per scrivere piccoli saggi e altre (o magari le stesse in altri momenti) che depositano messaggi fatti di un'immagine, poche parole, segnali d'intesa.

In particolare sono gli SMS ad avere prodotto le maggiori perplessità fra i difensori della lingua. Scritti spesso nelle condizioni più precarie, vincolati a un numero ridotto di segni (nell'alfabeto latino 160 caratteri) e quindi abbreviati e spesso contratti nelle formule, influenzati da programmi di scrittura semi-automatica che finiscono spesso con il condizionare l'atto dello scrivere, danno luogo spesso a testi insieme standardizzati e frammentari, legati a formule ripetitive come accade spesso là dove l'oralità e la scrittura debbono convivere.

 

Ancora più contratta è la scrittura in quegli scambi che vengono chiamati chat cioè chiacchiere, nei quali gli interlocutori dialogano (spesso con una simultaneità così stringente che ricorda le conversazioni in cui più persone parlano contemporaneamente) per mezzo di brevi frasi che mirano all'informalità e soprattutto alla fluidità del parlato. Ma le diverse forme di comunicazione a base informatica tendono di fatto a sovrapporsi, scambiandosi formule e abbreviazioni, in un linguaggio dove le lingue nazionali a loro volta si scambiano con la lingua franca della rete, l'inglese, espressioni anche idiomatiche e forme sintattiche. Aiutandosi con immagini, grafica, musica. Linguaggi insieme tendenzialmente transnazionali e fortemente personali, quasi privati.