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7.2. Italianismi gastronomici

Cucina
Italian Food Flag. Foto: Natalie Boog. Copyright: WHYBIN/TBWA Group Sidney

Gli italianismi nel mondo costituiscono un fenomeno di grande ampiezza, che registra, secondo le indagini più recenti, oltre ventimila parole e interessa un numero non definito, ma comunque alto, di lingue. La maggior parte degli italianismi, cioè delle parole italiane più diffuse all’estero, viene dal mondo della cultura. Tuttavia, sono molto diffuse anche le parole della cucina, come mostra il numero degli italianismi relativi all’alimentazione entrati in inglese nel Novecento: nella prima metà del secolo rappresentano infatti un quarto del totale, sono circa la metà nel periodo successivo e giungono a superare il 70% verso la fine.

 

Termini d’origine italiana relativi alla gastronomia si ritrovano nelle lingue europee già nel XVI secolo: ad esempio, maccheroni nella forma adattata macarrones è attestato per la prima volta in spagnolo nel 1517 (macarons, poi macaroni in francese, 1599; macaroni in inglese, 1599); sono di diffusione molto antica pure mortadella in francese (mortadelle, XV secolo) e vermicelli in francese (vermicelle, 1553) e inglese (vermicelli, 1669); parole come antipasto, polenta, bologna sono documentati nei dizionari inglesi a partire dal Cinquecento; le lasagne entrano in francese nello stesso secolo; risale invece alla fine del Settecento la fortuna internazionale della parola confetti; mentre le pappardelle e il panettone fanno il loro ingresso in inglese alla fine del XIX secolo.

 

Numerosi gli italianismi gastronomici recenti, molti dei quali connessi fortemente al fenomeno dell’emigrazione: così, ad esempio, la fortuna americana di termini come lasagne (1846), salami (1852), risotto (1855), ricotta (1877), spaghetti (1888), mozzarella (1911), rigatoni (1923), scampi (1923), ziti, zucchini, prosciutto (1929), pizza (1935) è da mettere in relazione con la forte presenza della comunità di italo-americani.

 

Ma il fenomeno dell’italianismo è vivissimo soprattutto nel Novecento, e particolarmente negli ultimi decenni, grazie al rinnovato prestigio della nostra lingua nel mondo legato al successo internazionale dei prodotti made in Italy, sinonimo di eccellenza e di qualità, nei settori della gastronomia, della moda, delle produzioni manufatturiere. Col diffondersi all’estero di nuovi prodotti e piatti della cucina italiana, si assesta un folto gruppo di italianismi gastronomici: non vi è ormai luogo del pianeta in cui non si conoscano e si utilizzino termini come pizza (oggi la parola italiana più nota nel mondo insieme a ciao), spaghetti, espresso e cappuccino, seguiti da cannelloni, mortadella, panna, ravioli, risotto, salame, mediamente noti in una trentina di lingue. Dagli anni settanta e ottanta del Novecento si sono rapidamente affermati, tra gli altri, bruschetta, carpaccio, ciabatta (reso plurale nella forma ciabattas), pesto, rucola, tiramisù (una parola presente in oltre venti lingue, tra cui giapponese, indonesiano, thai e laotiano). Non mancano infine termini anche più specifici, quali ad esempio parmigiano, mozzarella, olio d’oliva, aceto balsamico, così come fra i formati di pasta le farfalle sono ormai conosciute quasi quanto le tagliatelle.