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6.4. Les marchandes de mode

Moda e design
"Marchande de modes", illustrazione del XVIII

“In Francia un punto di svolta in fatto di creazione sartoriale l’hanno segnato in pieno Settecento le marchandes de mode che nelle botteghe in cui vendevano nastri e trine presero a proporre nuove decorazioni sulla base del loro gusto e di invenzioni personali. Rappresenta emblematicamente questa svolta la figura di Madame Rose Bertin, la già menzionata modista di Maria Antonietta, specialista in cappelli e decorazioni del capo. Il fatto stesso che di questa modista si sia tramandato il nome costituisce un’importante novità. Precedentemente si conosceva il nome di un sarto quasi solo se finiva in tribunale per avere magari disatteso le norme suntuarie. Di Madame Bertin possediamo anche il ritratto, che restituisce l’immagine di un volto paffutello sovrastato da una pettinatura gonfia decorata con trine, nastri e fiori, gli ornamenti che l’avevano resa famosa Alle sue dipendenze lavorava una settantina di marchandes de mode. Coordinando il lavoro di un piccolo esercito, Rose Bertin consegnava alle sue illustri clienti abiti estrosi ed elaborati, adatti alla vita di corte, che costavano una cifra equivalente a più di 1.000 giornate di lavoro salariato (intorno alle 2.000 lire). Le grandi dame si contendevano le sue creazioni che lanciavano continuamente mode rapidamente adottate e altrettanto rapidamente superate” (M.G. Muzzarelli, Breve storia della moda in Italia).

 

Guardando le immagini dei costumi del settecento, specie nel loro massimo splendore rococò, comprendiamo quanto la decorazione, soprattutto quella dell’acconciatura, fosse primaria. Non sorprende quindi che proprio da quelle che oggi chiamiamo “merciaie” venga il più forte impulso alla presa di potere del “sarto creativo”, ovvero dello stilista di moda, dalla conclamata dignità professionale. Va perciò ricordato come Charles Frederick Worth, incoronato l’inventore della haute couture, abbia iniziato la sua attività come garzone in un negozio di tessuti. E la loro massima “incoronazione” viene proprio dall’affezione dimostrata loro dalle regine di mezza Europa, comprese quelle delle scene teatrali!

 

Forse ancora più rilevante per capire l’evoluzione compiuta da questo tipo di categorie professionali, è la pubblicazione della “epocale” Encyclopédie compilata da Diderot e d’Alembert: un Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri che, conforme ai dettami dell’illuminismo, apre la via ad una rivalutazione, culturale e morale, dell’artigianato. Qui, alla sezione Arti dell’abbigliamento, sono elencate molte professioni legate alla moda e alla toilette, come il bottonaio, il fabbricante di passamaneria, la ricamatrice, il cappellaio, la sarta, il commerciante di tessuti, la merlettaia, la fabbricante di ventagli, di biancheria, di piumaggio, il parrucchiere, il barbiere, la guantaia, e poi l’arte di fabbricare i tessuti, la produzione della seta … Il tutto fornito di illustrazioni di laboratori e attrezzi.

Quella delle marchandes de mode divenne una vera e propria corporazione nel 1776 e ovviamente ebbe fra i primi sindaci proprio Rose Bertin.