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6.1.1. L’abito maschile: imprenditori vs Dandy

Moda e design
Richard Dighton (1795-1880), "Ritratto di Mr. George Payne e Lord Admiral Rous"

La maggiore attiguità dell’uomo con la pratica del lavoro aveva già provveduto a riformare la struttura dell’abito maschile durante il secolo precedente, stabilizzandosi attorno alle varianti del “tre pezzi” costituito da pantalone, gilet e giacca (un’evoluzione della marsina, declinata in due fogge-base, frac e redingote) e del soprabito, affermando una virile sobrietà: banditi i ricami, riservati solo alle diplomatiche (marsine di gala per eventi ufficiali) sete e tessuti lucidi e operati rimarranno solo per qualche “tocco” riservato a sciarpe o gilet. Lo stile dell’eleganza sarà connotato allora attraverso un’estrema cura dei dettagli e dell’impostazione, della struttura dell’abito, in una parola del “taglio”. Di questa particolare sezione dell’arte sartoriale erano storicamente maestri i sarti napoletani (e per attiguità politica i palermitani), da cui si indirizzavano all’occorrenza quei giovanotti cosmopoliti ed eleganti impegnati nel Grand Tour della classicità italiana. Il taglio dell’abito è proprio quel plus che, nell’armoniosa unità di proporzioni, praticità e vestibilità, conferisce quel tocco di “carattere” inconfondibile ad un capo di vestiario. Lo sapeva bene Lord Beau Brummell, caposcuola del dandysmo: frac blu doppiopetto con bottoni dorati, attillati pantaloni beige infilati nei lucidissimi stivali, gilet, spesso doppio ma comunque bianco, come la camicia dal colletto alto inamidato su cui avvolgere l’immacolata cravatta; un’“uniforme” inflessibile che doveva far risaltare la cura ossessiva dei dettagli, come il nodo della cravatta, complesso ma perfetto che variava stile con l’occasione, i guanti, il bastone da passeggio; i capelli pettinati ad arte completavano la maniacale toilette all’insegna dell’igiene e poi … la cultura, il linguaggio scelto ma arguto, le belle maniere e il senso di cavalleria, a decretare una volta per tutte che nella Moda non conta solo il "cosa", ma il "come". Certo lo stile minimalista di Brummel era una eloquente risposta a quegli Incroyables post-rivoluzionari del Direttorio, che spingevano a ogni possibile eccesso l’aria di libertà che di nuovo respiravano “i ricchi”: vestiti che combinavano tre o quattro colori squillanti, il collo irrigidito da cravatte “ortopediche”, i capelli a "orecchie di cane" (corti ovunque ma lunghissimi sulle tempie e sulla fronte), e poi grandi orecchini, bizzarri dettagli e grandi feluche sgangherate per andare a passeggio in pendant con le loro dame Merveilleuses.

 

Con il passaggio da eccentrico a dandy, l’abito dell’uomo elegante si va sempre più modellando con lo stile di vita e di pensiero. Lasciando il pragmatismo alla categoria imprenditrice, il vento “romantico” dal motto “arte come vita” smuoverà le vesti della Restaurazione traendo ispirazione dai romanzi “gotici” e “storici” alla Walter Scott, dalle liriche di Byron, fino agli italici Foscolo e D’Azeglio. Un romanticismo che si tingerà dei colori del patriottismo fino e oltre l’Unità d’Italia. Nel 1861, ormai il realismo positivista avvia a riformare anche l’inaccessibile donna silfide, iniziando a “sgonfiare” persino la crinolina dell’imperatrice Eugenia e delle sue cortigiane.

 

Oltre che dall’andamento ondivago con cui si sottolinea la struttura del corpo (grazie all’arte sartoriale che attraverso i tagli della veste può modellare a piacimento): più alto, più basso, più stretto più largo, rispetto a spalle, gambe e punto vita, il passaggio di stili nell’abbigliamento maschile nel corso di tutto il XIX secolo, sarà scandito soprattutto dall’arte del parrucchiere, in un andirivieni di baffi, barbe, basette o “favoriti” che arrivano a scendere sotto le orecchie fin quasi ad unirsi al mento), onde e riccioletti più o meno “scapigliati” nei capelli corti. E poi l’immancabile cappello (il cilindro, in tutte le sue inflessioni, la farà da padrone), guanti e “gingilli” tipo bastone, occhialini, monocoli, tabacchiere, orologi da taschino … Altro rivelatore del passaggio modaiolo è il collo della camicia: alto, basso, duro, morbido, con o senza pistagna, staccabile, ma rigorosamente bianco.

 

Coerentemente con l’abbigliamento femminile, sempre più le collezioni scandiranno non solo le stagioni, ma i ritmi della giornata: mattina, pomeriggio, sera, lavoro, svago … Imponendo sul mercato la nuova moda per lo sport di cui diverranno naturalmente maestre America e Inghilterra.

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