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4. Il Don Giovanni (Praga 1787)

Arti
Medardo Thonert, "Luigi Bassi come Don Giovanni", incisione, Lipsia, 1787-88

Fosse semplicemente la storia di un erotomane, il Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart non continuerebbe tuttora a suscitare interpretazioni della più varia natura, dalla filosofia alla psicanalisi.

L'opera, rappresentata a Praga il 29 ottobre 1787, è frutto della fortunata collaborazione fra il musicista salisburghese e Lorenzo Da Ponte dalla quale sono scaturite anche Le nozze di Figaro (1786) e Così fan tutte (1790). In quegli anni, infatti, Da Ponte era stato nominato da Giuseppe II “poeta dei teatri imperiali”: breve momento di stabilità nella vita romanzesca di questo prete giramondo nato ebreo, donnaiolo impenitente, che terminò la sua lunga vita negli Stati Uniti dove fece mille mestieri tra cui il droghiere, il distillatore di liquori, l'impresario di trasporti e l'insegnante di letteratura italiana nella odierna Columbia University.

 

La prima incarnazione artistica del personaggio di Don Giovanni, seduttore e ingannatore che irride i morti e dunque Dio, risale al dramma El burlador de Sevilla di Tirso de Molina (1630); successivamente è stata declinata innumerevoli volte in teatro, anche da Molière e Goldoni. Ma per il suo Dissoluto punito o sia il Don Giovanni, Da Ponte prende a modello un modesto libretto di pochi mesi prima, il Convitato di pietra confezionato da Giovanni Bertati per il compositore Giuseppe Gazzaniga. Ma il talento drammaturgico di Mozart interviene in maniera poderosa. Perché è appunto la musica che irradia sul testo la potenzialità di interpretazioni multiple e inesauribili che ruotano tutte intorno all'idea di un Don Giovanni libertino non solo in quanto conquistatore di femmine da porre nel suo sterminato catalogo, ma nel senso di difensore del libero pensiero illuminista (“viva la libertà” canta).

 

Del resto Don Giovanni è una partitura ibrida. Il frontespizio la definisce dramma giocoso, in realtà si tratta di una sintesi mirabile fra due generi di teatro musicale, l'opera buffa e l'opera seria, con il camaleontico Don Giovanni capace di cambiare registro espressivo per partecipare ora dell'uno, ora dell'altro aspetto a seconda di quel che più gli è utile in un certo momento. Al mondo della commedia appartengono i personaggi popolari del servo Leporello (che del protagonista è, o vorrebbe essere, riflesso speculare senza però possederne il fascino nero e la tracotanza) o dei contadini Zerlina e Masetto, il cui legame nuziale Don Giovanni vorrebbe scardinare per ottenerne un istante di godimento sessuale. Dal genere serio discendono invece i personaggi aristocratici, tutti solidali contro il libertino: Donna Anna, che cerca vendetta per la tentata violenza e per l’uccisione del padre, il suo promesso sposo Don Ottavio, e Donna Elvira all'inseguimento dell'amante fedifrago che lei però desidera ancora. Tra di loro si erge la grandiosa figura del Commendatore, ammazzato da Don Giovanni appena comincia l'opera; e quando Don Giovanni ne scorge il monumento funebre al cimitero e lo invita per beffa a cena in casa sua, lui (emblema del Padre, reale, simbolico, religioso, e del concetto di limite che al suo nome si lega) ci va davvero, con l'intento di farlo pentire delle sue malefatte e salvarlo così dall’inferno. Inutilmente, perché Don Giovanni preferisce la dannazione eterna, ossia la libertà assoluta di una vita senza altra legge che la propria.

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