, dopo l'accesso o la registrazione il tuo account verrà connesso.

3. Migrazioni preunitarie. L’emigrazione stagionale dalle/nelle zone montuose, dal ‘500-‘600 al '900

Migrazioni
Chamonix, 1900: decoratori biellesi, "Famiglia Grupallo", Fototeca della Fondazi

Già ai tempi delle colonie genovesi e veneziane, si erano avute migrazioni professionali italiane nelle città del Mediterraneo. Si trovano quartieri e strade italiane a Salonicco, a Chio e a Creta, in Asia minore, a Costantinopoli e a Smirne, in Siria, in Palestina e in Egitto, fino all'estremo del Marocco. A partire dal Seicento, mercanti e banchieri si diressero in Europa, gli insediamenti mercantili, a Londra e a Parigi dettero rispettivamente il nome a Lombard Street e a Rue de Lombards.

 

Gli architetti e gli artigiani italiani parteciparono alla vita culturale e alla costruzione delle grandi città europee, anche con opere di ingegneria militare, infatti fino alla seconda metà del Seicento costruirono fortezze sia in Europa che nell’America spagnola. Nella Vienna del Seicento architetti, impresari edili e artisti italiani imposero lo stile barocco, il teatro moderno, la musica. Anche in Germania, intere dinastie di decoratori e stuccatori si avvicendarono nel corso del Settecento, contribuendo alla realizzazione di saloni e cappelle a Stoccarda e a Wurzburg. Le compagnie di lavoro costituite da gruppi familiari dispiegarono attraverso i propri membri tutte le specializzazioni previste da un mestiere che andava dall'architettura, alla scultura e all'intaglio, fino alla stuccatura e alla decoratura.

 

In epoca preunitaria furono le montagne e le Alpi in particolare a fornire il principale serbatoio di lavoro migrante non solo in Italia, ma nell'intera Europa, tanto che lo storico francese Fernand Braudel (1902-1985), le definì una fabbrica d'uomini per la pianura. Nelle aree montuose, infatti, molte delle comunità residenti basavano la loro economia sul ricorso all'emigrazione, spesso temporanea e stagionale, ed esclusivamente di sesso maschile.

 

Nel corso dell'Ottocento si determinò una radicale trasformazione dei percorsi e della natura delle migrazioni artigiane con la dilatazione delle rotte migratorie nel tentativo di inseguire in terre più lontane e di solito nelle Americhe quelle nicchie di mercato che la concorrenza dei manufatti industriali insidiava in Europa. L'emigrazione legata ai vari mestieri dell'edilizia, tipica di tutta l'area compresa fra la Valsesia e il Biellese nelle Alpi occidentali, di quella centrale del lago Maggiore e quello di Como, fino alla Carnia nelle Alpi orientali e sviluppatasi sin dall'età napoleonica, si estese nel corso dei successivi decenni dell'Ottocento grazie alle capacità di assorbimento di un settore che non cessò di espandersi fino alla vigilia della Prima guerra mondiale e anche dopo.