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3.1 Accademie, “Questione della lingua” e "Vocabolario degli Accademici della Crusca" (1612)

Lionardo Salviati (Firenze, 1540-89). Fonte: Accademia della Crusca

Anche molte delle Accademie nate nel corso sec. XV come liberi luoghi d’incontro e di dibattito culturale e letterario (si ricordano tra le più antiche quella napoletana fondata da Antonio Beccadelli il Panormita e guidata in seguito da Giovanni Pontano – da cui poi prese il nome –, quella Platonica di Marsilio Ficino a Firenze, a Roma quella creata da Giulio Pomponio Leto), persero progressivamente la propria funzione pedagogica e si trasformarono in veri e propri organismi del potere, privilegiando piuttosto la codificazione e la conservazione del sapere rispetto alla promozione della ricerca.

 

Rappresenta bene questa trasformazione il caso della più tarda Accademia degli Umidi, nata a Firenze nel 1540, anche per iniziativa del brillante poeta e drammaturgo Anton Francesco Grazzini, detto il Lasca: all’insegna dell’indipendenza di pensiero vi erano sviluppati in particolare marcati interessi per la sperimentazione letteraria e linguistica. Apprezzandone il successo, Cosimo I se ne appropriò quasi subito e, istituzionalizzandola, ne modificò il nome in Accademia Fiorentina. Fornendo il suo sostegno diretto, il Granduca ne stabiliva contemporaneamente la dipendenza dal potere politico e inseriva le sue attività nelle strategie politico-culturali e politiche tout court del Granducato.

 

Fu proprio in contrapposizione all’ufficialità e a una certa pedanteria dell’Accademia Fiorentina che, all’inizio degli anni ’80, si formò la “brigata dei crusconi”, un gruppo di amici che si incontravano col semplice fine di conversare con leggerezza. Da questa, sotto la spinta del linguista e filologo Lionardo Salviati, nascerà nel 1583 l’Accademia della Crusca, la quale, sotto l’insegna del motto “Il più bel fior ne coglie” (da Petrarca, Rerum vulgarium fragmenta, LXXIII, 36), stabilirà l’ambizioso programma della definizione della “buona lingua” e della realizzazione del Vocabolario. Tutta l’attività dell’Accademia era rappresentata attraverso un’articolata simbologia legata al grano e alle sue lavorazioni, alla farina, alla crusca e al pane. Simbolo generale sarà il frullone, uno strumento allora di nuovissima invenzione che separava meccanicamente il fior di farina dalla crusca: così come l’Accademia si proponeva di selezionare le parole “pure” nel suo Vocabolario.

 

L’impresa lessicografica degli Accademici della Crusca, che si realizzerà nel Vocabolario con un’intensa attività dal 1590 al 1612, si inserisce nell’ampio dibattito sulla ricerca di un modello linguistico normativo che, animato da posizioni fortemente contrapposte, attraversa tutto il Cinquecento ed è noto come “questione della lingua". Con il Rinascimento, infatti, giungono a piena maturazione le riflessioni sulle teorie fondamentali assunte dagli intellettuali dell’Umanesimo: la concezione, di impianto neoplatonico, della centralità dell’uomo e l’ideale del classicismo. Su queste basi verrà teorizzata in ambito letterario la “poetica dell’imitazione”, che impronterà la maggior parte della produzione in volgare del secolo. Nelle Prose della volgar lingua (1525) il veneziano Pietro Bembo ribadisce il rispetto di questo “principio” e propone come modello la lingua letteraria del Trecento, e in particolare Petrarca per la poesia e Boccaccio per la prosa.