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14. Giorgio De Chirico

Arti
Giorgio De Chirico, "Le muse inquietanti"

Giorgio De Chirico nasce a Volos, in Tessaglia (Grecia), nel 1888. Il padre, ingegnere responsabile di una compagnia ferroviaria, era costretto a continui spostamenti. Studia dapprima al Politecnico di Atene, quindi a Monaco (1906). Entra precocemente in contatto con la cultura tedesca, soprattutto la pittura decadente (Arnold Böcklin e Max Klinger) e la filosofia di Nietzsche e Schopenhauer.

 

Ritornato il Italia, nel 1910 matura la svolta che lo condurrà alla scoperta della pittura metafisica; il momento è segnato dal dipinto Enigma di un pomeriggio d'autunno (1910, ubicazione sconosciuta) ispirato da piazza Santa Croce a Firenze. La realtà delle cose è superata da una visione che ne indaga, attraverso la pittura, le radici profonde e ancestrali.

 

Nel 1911 si trasferisce a Parigi dove raggiunge la madre e il fratello Andrea (musicista, scrittore e pittore noto con lo pseudonimo di Alberto Savinio). Qui espone le prime opere e conosce Guillaume Apollinaire, figura centrale nell’evoluzione delle avanguardie, che apprezza subito le novità della sua pittura. Entra quindi nel vivo dell’ambiente parigino e si lega al mercante Paul Guillaume. Ad Apollinaire, che nel 1914 parte volontario per la guerra, è dedicato un celebre ritratto (1914, Parigi, Musée national d'art moderne, Centre G. Pompidou). Le opere di De Chirico conoscono un primo grande successo, testimoniato dall’attenzione dei collezionisti europei e americani. Le scelte pittoriche si approfondiscono e si precisano, inaugurando cicli dedicati alle città italiane, a torri e stazioni ferroviarie, statue e monumenti, nature morte e oggetti inquietanti. Le spazio dapprima malinconico e statico, con l’avvicinarsi della guerra si fa più angosciante, con prospettive deformate e luminosità artificiali. Dal 1915 compaiono anche i primi manichini, uno degli elementi chiave della pittura metafisica.

 

Durante la guerra, a Ferrara, conosce Filippo De Pisis e Carlo Carrà, insieme al quale rielabora teoricamente la pittura metafisica. Sono anni intensi in cui nascono i primi Interni metafisici, testimoniati da capolavori come Il grande metafisico (1917, New York, Museum of Modern Art), Ettore e Andromaca (1917, Milano, collezione privata), Il trovatore (1917, Milano, collezione Jucker) e Le Muse inquietanti (1918, Milano, collezione privata): composizioni di oggetti fuori contesto o antropomorfi, descritte con una precisione ossessiva che produce un effetto irreale e spiazzante.

 

Dal 1918 si fanno stretti i rapporti con la cultura italiana. Insieme a Mario Broglio, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Giorgio Morandi e altri fonda la rivista e il movimento “Valori plastici” che avrà un ruolo centrale nell’Europa del dopoguerra, caratterizzata dalla tendenza al "ritorno all'ordine" e dalla critica alle avanguardie.

 

La lezione di De Chirico avrà grande importanza anche per la nascita del surrealismo. I fondatori del movimento prestano molta attenzione alle sue prime opere metafisiche già nel 1923. Nel 1925 lo stesso De Chirico è presente alla prima mostra surrealista, ma il rapporto si interrompe nell’anno seguente. De Chirico, infatti, si è indirizzato piuttosto verso l’esplorazione di temi archeologici, reinventati e immaginati, del “ritorno al mestiere” e della  storicità della pittura, riscoprendo anche pittori come Courbet o Poussin.

 

Il pittore sembra seguire quindi una parabola sempre più solitaria, avviando cicli di pittura romantica e barocca, ritornando su temi a lui cari, come la partenza di Edipo, le ville romane e le statue ambientate in paesaggi tra il classico e il rinascimentale, copiando e ristudiando i periodi storici, a partire dal Rinascimento toscano e umbro. Recupera quindi al Novecento il genere del ritratto e dell’autoritratto, e collabora a lungo con il teatro, a partire dagli anni Venti. Tutta la sua attività, fin dai primi anni è accompagnata da scritti di impronta teorica, di invenzione o autobiografica.

 

Negli ultimi anni il pittore vive stabilmente a Roma (dal 1947), in piazza di Spagna; le sue scelte si fanno sempre più complesse e antimoderniste, arrivando addirittura a replicare, ironicamente, le opere del periodo metafisico e degli anni Venti. De Chirico muore a Roma nel 1978.

 

BibliografiaMaurizio Fagiolo, L'opera completa di De Chirico, 1908-1924, Milano, Rizzoli, 1984; Catalogo Generale Giorgio de Chirico, a cura di Claudio Bruni Sakraischik, 8 tomi di 3 volumi ciascuno, Milano, Electa, 1971-1976 (I-VI); 1983 (VII); 1987 (VIII); Valerio Rivosecchi, «De Chirico, Giorgio», in Dizionario biografico degli italiani, vol. XXXIII, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1987, pp. 529-542; Giorgio De Chirico, Romanzi e Scritti critici e teorici 1911-1945, a cura di Andrea Cortellessa, Milano, Bompiani, 2008.

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