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13. Umberto Boccioni

Arti
Boccioni, "Forme uniche di continuità nello spazio", scultura in bronzo, 1913

Umberto Boccioni, nato a Reggio Calabria nel 1882 da genitori di origine romagnola, è l'espressione più alta e compiuta del futurismo italiano ed è uno dei protagonisti della storia delle avanguardie artistiche.

 

Dopo avere seguito la famiglia in varie città italiane, nel 1901 si trasferisce a Roma dove stringe amicizia con Gino Severini, conosce Mario Sironi, e frequenta lo studio di Giacomo Balla che lo introduce al divisionismo. Dopo brevi soggiorni a Parigi e in Russia, alla fine del 1907 si stabilisce a Milano, dove ammira la pittura di Gaetano Previati, approfondendo così l’interesse psicologico per le qualità formali delle immagini, che affianca allo studio della società industriale e della città moderna. A questo periodo appartengono opere come il Ritratto della madre (1907, Milano, Museo del Novecento), l’Autoritratto (1908, Milano, Pinacoteca di Brera) e Officine a Porta Romana (1908, Roma, Collezione Banca Commerciale Italiana).

 

A Milano subisce inoltre il fascino di Filippo Tommaso Marinetti, che aveva lanciato il Manifesto del Futurismo nel 1909. L’11 febbraio 1910 Boccioni sottoscrive con Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini il Manifesto dei pittori futuristi, seguito poi dal Manifesto tecnico della pittura futurista. Da questo momento la storia della sua ricerca artistica coincide con la storia del futurismo. Questa fase è segnata da un’opera come La città che sale (1910-11, New York, Museum of Modern Art) e da dipinti in cui Boccioni mette in atto le prime idee futuriste di compenetrazione dinamica dei piani e di costruzione basata sulle linee di forza che determinano l’unità spaziale tra oggetto e ambiente: Visioni simultanee (1911, Hannover, Niedersachsische Landesgalerie), La risata (1911, New York, Museum of Modern Art) e soprattutto il trittico dedicato agli Stati d’animo: Gli addii, Quelli che partono, Quelli che restano (1911, prima versione, Milano, Museo del Novecento).

 

Nel 1911 compie un secondo  soggiorno a Parigi, insieme a Carlo Carrà, dove incontra Apollinaire e approfondisce in modo decisivo la conoscenza del linguaggio cubista di Picasso, Gris, Delaunay e Léger, che si riflette subito nella seconda versione degli Stati d’animo (1911, New York, Museum of Modern Art) e in opere come Scomposizione di figura di donna a tavola, Elasticità (entrambe 1912, Milano, Museo del Novecento) e nella serie dei Dinamismi (1913). Le sperimentazioni di Boccioni dal 1911 comprendono anche la scultura, che è subito oggetto di riflessioni teoriche nel Manifesto tecnico della scultura futurista e nel successivo Pittura, scultura futuriste. Dinamismo plastico (pubblicato nel 1914). Si tratta di opere molto celebri, purtroppo in gran parte perdute, tra cui Sviluppo di una bottiglia nello spazio (1912) e soprattutto Forme uniche della continuità nello spazio (1913, originale in gesso a San Paolo del Brasile, Museo d’Arte Contemporanea; calchi in bronzo postumi a Milano, Museo del Novecento e New York, Metropolitan Museum of Art e Londra, Tate Gallery).

 

Nel settembre 1914 Boccioni partecipa alle manifestazioni interventiste a Milano e firma, con Carrà, Marinetti, Piatti e Russolo, il manifesto Sintesi futurista della guerra. Nel maggio 1915 si arruola volontario nel battaglione ciclisti partecipando a operazioni belliche. Scioltosi il battaglione, ritorna a Milano dove riprende l'attività artistica ma, chiamato alle armi nel luglio dello stesso anno, è assegnato al reggimento di artiglieri a Verona. Muore nell’agosto 1916 in seguito a una caduta da cavallo.

 

BibliografiaMaurizio Calvesi, «Boccioni, Umberto», in Dizionario biografico degli italiani, vol. XI, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1969, pp. 96-98; Boccioni: pittore scultore futurista. Catalogo della mostra (Milano, 2006-2007), a cura di Laura Mattioli Rossi, Milano, Skira, 2006.

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