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Riflessione sulla lingua: il passato remoto - 2. L'uso

Il passato remoto è, come il passato prossimo, un tempo perfettivo, cioè indica un’azione che si dà per compiuta nel tempo in cui se ne parla o scrive, e si oppone quindi all’imperfetto, tempo imperfettivo che esprime un processo di durata indeterminata, visto nel suo svolgimento.

 

Ma qual è la differenza tra il passato prossimo ed il passato remoto nell'italiano standard?

 

Leggi la pagina di Francesco Sabatini:

 

  • Il passato prossimo e il passato remoto non indicano che un evento si colloca più vicino o più lontano nel tempo reale, ma semplicemente danno la possibilità di presentare sotto due «aspetti» anche lo stesso evento (sia molto lontano, sia molto vicino). Tali aspetti possono essere denominati:

di collegamento col presente (espresso dal passato prossimo);

di separazione dal presente (espresso dal passato remoto).

 

Il «collegamento» o la «separazione» dell’evento nei confronti del presente non è dato dall’epoca dell’evento stesso, ma dalla valutazione che ne fa il parlante. Vediamo due esempi.

Il primo, più chiaro di tutti, è dato dalla frase Io sono nato a Roma, ecc. Dal momento che sono io che parlo della mia nascita, e l’evento è strettamente collegato (ovviamente!) col mio essere ancora in vita mentre parlo, uso il passato prossimo e non il remoto (Io nacqui...).

Secondo esempio. Facciamo l’ipotesi che oggi io parli di un evento accaduto due anni fa, e cioè del crollo di un ponte in seguito a un’alluvione. Dirò:

 

L’alluvione di due anni fa ha distrutto il ponte

 

usando il passato prossimo ha distrutto, se voglio presentare quell’evento ancora «collegato col presente», cioè se voglio far sentire che esso ha ancora delle conseguenze sul presente (ad esempio, perché il ponte non è stato ricostruito e il passaggio è ancora interrotto). Dirò invece:

 

L’alluvione di due anni fa distrusse il ponte

 

usando il passato remoto distrusse, se voglio presentare quell’evento come «separato dal presente», cioè se voglio far sentire che esso non ha più conseguenze sul presente (ad esempio, perché il ponte è stato ricostruito). Perciò:

 

  • il passato prossimo non indica maggiore vicinanza di un evento nel tempo reale, ma collegamento di un evento col presente secondo la valutazione di chi parla;

 

  • il passato remoto non indica maggiore lontananza di un evento nel tempo reale, ma separazione di un evento dal presente secondo la valutazione di chi parla [L’aggettivo remoto non va dunque inteso nel senso di ‘molto lontano’, ma nel senso etimologico di ‘separato’ (latino re-motus ‘staccato’)]

 

Tratto da: F. Sabatini, C. Camodeca, C. De Santis, Sistema e testo. Dalla grammatica valenziale all'esperienza dei testi, Loescher, 2011, pp. 740-41

 

Tale distinzione oggi però nell’italiano parlato è soggetta a differenze regionali. Nel Nord Italia infatti il passato remoto tende a scomparire e ad essere sostituto dal passato prossimo, tranne che in tipologie testuali specifiche (come la favola, la lezione di storia, ecc.). Questo modello si sta diffondendo sempre più anche al Centro Sud. In alcune regioni meridionali però il passato remoto resta vivo nell’uso e tende anzi a sostituire il passato prossimo.

Nei testi letterari invece l’uso del passato remoto è frequente e si differenzia dall’uso del passato prossimo. Leggi ad esempio il seguente brano:

 

Quando, nell’archivio di Ellis Island, consultai la lista dei passeggeri della nave Republic, a bordo della quale Diamante arrivò in America, scoprii il nome delle 2200 persone che viaggiarono con lui […] La maggior parte aveva meno di 20 anni. I passeggeri ragazzi di quella nave, e di tutte le altre navi di quegli anni – non corrispondono all’immagine che mi è stata tramandata. Alle fotografie che ho visto nelle mostre e nei musei, e che si sono impresse così profondamente nella mia memoria da condizionare la mia immaginazione. (da M. Mazzucco, Vita, Bur Extra, 2010, p. 166)

 

Melania Mazzucco usa il passato remoto per la narrazione della storia di Diamante e per esprimere un fatto della sua vita lontano nel tempo, ovvero quando era in America a consultare i registri, mentre preferisce utilizzare il passato prossimo per parlare delle fotografie che ha visto nei musei e che si sono impresse nella sua memoria, con quindi delle conseguenze dirette sul presente.