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Paesaggio e lingua: il "Decameron" di Boccaccio

Franz Xaver Winterhalter, "Decameron" (1837), collezione privata

Franz Xaver Winterhalter, "Decameron" (1837), collezione privata

Il Decameron di Giovanni Boccaccio, ad esempio, fu a lungo il modello linguistico per la scrittura in prosa. Esso fu scritto tra il 1348 e il 1353, ed è ambientato sulle colline intorno a Firenze (vedi la scheda su Giovanni Boccaccio). Qui si riuniscono dieci giovani per sfuggire alla peste che imperversa in città.

Uno degli elementi che ha affascinato i lettori del Decameron è il realismo e la capacità di Boccaccio di rappresentare la vita del tempo, dedicando preziose pagine al paesaggio. Elemento che caratterizza quest’ultimo è l’armonia tra l’intervento umano e la natura circostante. Questo difficile equilibrio è ancora oggi il fascino segreto della campagna toscana. Nel brano che ti proponiamo Boccaccio descrive la villa in cui i suoi protagonisti troveranno alloggio. Leggilo e prova ad immaginare lo spazio descritto:

 

Era il detto luogo sopra una piccola montagnetta, da ogni parte lontano alquanto alle nostre strade, di varii albuscelli [alberelli] e piante tutte di verdi fronde ripiene piacevoli a riguardare [a vedersi]; in sul colmo della quale era un palagio [palazzo] con bello e gran cortile nel mezzo, e con logge e con sale e con camere, tutte ciascuna verso di sé bellissima [bellissima in sé] e di liete dipinture [affreschi e dipinti] raguardevole [bella] e ornata, con pratelli da torno [praticelli intorno] e con giardini maravigliosi e con pozzi d'acque freschissime e con volte piene di preziosi vini: cose più atte a curiosi [appassionati e forti] bevitori che a sobrie e oneste donne. Il quale tutto spazzato, e nelle camere i letti fatti, e ogni cosa di fiori, quali nella stagione si potevano avere, piena e di giunchi giuncata, la vegnente brigata [il gruppo che arrivava] trovò con suo non poco piacere.