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L’omissione del soggetto

Una foto della partenza al Gran Premio degli USA (1991)Una ripresa anaforica non è necessariamente rappresentata da un elemento linguistico autonomo. Nella frase Michele mi ha scritto che sarebbe venuto e che avrebbe portato una mela, ad esempio, il legame anaforico tra Michele, l’antecedente, e il soggetto di avrebbe portato è garantito dal verbo. La voce verbale avrebbe, infatti, è in terza persona: essa individua dunque in Michele il soggetto. Anche in casi di questo tipo si parla di anafora: è un caso di ellissi (‘mancanza’) del soggetto. In italiano, infatti, il verbo nei modi finiti (indicativo, congiuntivo e condizionale) indica la persona e il numero cui si riferisce; ciò consente, in alcuni casi, di omettere il soggetto.

 

Prova, adesso, ad individuare i tre predicati verbali che si riferiscono all’antecedente Enzo Ferrari con ellissi del soggetto:

 

«[Enzo Ferrari] Aveva una guida molto dura, molto… come si guidavano le automobili degli anni Trenta-Quaranta, senza i cambi sincronizzati. Quindi usava il cambio con grande forza e anche i freni: dava una grossa pedata sul pedale del freno; però era uno che aveva un grande controllo della macchina».

In italiano i verbi di modo indefinito, infinito (amare), participio (amante) e gerundio (amando) non si declinano, hanno cioè un’unica forma per le varie persone del verbo. La frase Laura è uscita dicendo che andava al mercato è composta da una proposizione principale: Laura è uscita che regge una proposizione subordinata implicita (formata cioè da un verbo di modo indefinito, in questo caso un gerundio), dicendo; che a sua volta regge una proposizione subordinata oggettiva, che andava al mercato. Nelle proposizioni subordinate implicite il soggetto, dunque, non compare: si parla allora di ‘anafora zero’. Rileggi questi brani dell’intervista: in ognuno di essi c’è un caso di anafora zero; li sai riconoscere?

 

[Intervistatore]: Quand’è che scopre la vocazione e il talento del corridore?

Enzo Ferrari: Mah, io non ho scoperto niente. Io ho cercato di diventare un grande corridore e non lo sono stato.

 

Piero Ferrari: Era un pilota - quanto buono non lo so - e guidò fino all’età di ottantacinque anni: a mio padre gli piaceva… gli piaceva guidare.

 

I: A un tratto lei confessa “venni preso dal desiderio quasi morboso di fare qualcosa per l’auto […]”. Con quali prospettive?

Enzo Ferrari: Con l’incoscienza dell’età.