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Cronologia

Nasce a Venezia

1707

25 febbraio 1707 – Carlo Goldoni nasce a Venezia da Margherita Salvioni, veneziana, e Giulio Goldoni, medico.

Fugge con i comici

1721

Inizia a studiare, con poco entusiasmo, prima a Perugia dai Gesuiti, poi a Rimini presso la scuola di filosofia dei Domenicani. Dimostra invece subito una grande passione per il teatro: a 14 anni fugge da Rimini con una compagnia di comici sulla loro barca diretta a Chioggia, dove vivono i suoi genitori.

Studia medicina

1723

Per qualche tempo studia medicina, come vuole il padre, poi abbandona e inizia studiare legge presso il collegio Ghislieri di Pavia ma viene espulso per aver scritto una satira contro le donne della città.

La passione per il teatro

1731

Si laurea in legge a Padova e inizia la carriera di avvocato a Venezia. Ma ben presto si rende conto che è il teatro a interessarlo veramente e decide di seguire questa sua irrinunciabile passione.

È costretto a lasciare Venezia

1732

Inizia a scrivere e a far rappresentare testi teatrali dove gli attori ancora recitano a soggetto. Rompe una promessa di matrimonio ed è costretto a lasciare Venezia; a Verona conosce Giuseppe Imer, capocomico del teatro veneziano San Samuele.

Di nuovo nella sua città

1734

Tornato a Venezia con Imer, scrive testi per il San Samuele; la sua tragicommedia in versi Belisario ha un grande successo.

S’innamora e si sposa

1736

Si reca a Genova con la compagnia del San Samuele per una serie di recite al teatro Falcone. Qui in poche settimane si innamora e si sposa con Nicoletta Conio, di diciannove anni, figlia di un notaio, che lo segue a Venezia. Il loro matrimonio, da cui non nasceranno figli, durerà tutta la vita.

Dirige il San Crisostomo

1737

È nominato direttore del teatro San Giovanni Crisostomo di Venezia.

Va in scena il Momolo cortesan

1738 - 1739

Compone e mette in scena Momolo cortesan, la prima commedia in cui la parte del protagonista è scritta per intero.

Fa l’avvocato a Pisa

1743

In occasione del carnevale compone La donna di garbo, la prima commedia con il testo interamente scritto. A causa di gravi problemi finanziari deve lasciare Venezia. Si reca a Pisa, dove esercita la professione di avvocato. Qui conosce Antonio Sacchi, il più famoso Arlecchino del tempo, che gli chiede di scrivere per lui un canovaccio: nasce così Il servitore di due padroni. A Livorno incontra Girolamo Medebach, capocomico di grande fama, che gli offre di lavorare per il teatro veneziano di Sant’Angelo.

Dirige il Sant’Angelo

1748

Ritorna a Venezia, abbandona la professione di avvocato e diventa direttore del Sant’Angelo.

Un nuovo modo di fare teatro

1748 - 1749

Medebach lascia libero Goldoni di sperimentare un modo nuovo di fare teatro, dove il testo è composto da un autore. Vanno così in scena I due gemelli veneziani, La vedova scaltra, La putta onorata.

Scrive 16 nuove commedie

1750

È un anno memorabile. Per rispondere alle critiche dei suoi oppositori – di cui il più accanito è l’abate Pietro Chiari – Goldoni promette al pubblico di Venezia 16 commedie nuove. Rispetta l’impegno e scrive alcune delle sue opere più famose: Il teatro comico, La bottega del caffè, La donna volubile, I pettegolezzi delle donne, La finta ammalata. Il successo è grande. Iniziano però i primi contrasti con Medebach per motivi economici.

Mette in scena la “servetta”

1752

Goldoni segue Medebach a Bologna e a Milano. La compagnia ha una nuova primadonna: Maddalena Marliani, che ha il ruolo della servetta. Per lei Goldoni scrive La serva amorosa, Le donne curiose e La locandiera, commedie che portano in scena personaggi femminili con caratteristiche del tutto nuove: lo spirito, la prontezza, il brio e l’onestà.[1].




[1] Attilio Momigliano, Commedie d'ambiente e commedie di carattere

http://spazioinwind.libero.it/letteraturait/antologia/goldoni04.htm

Dirige il San Luca

1753

I dissapori con Medebach si fanno più forti e Goldoni passa a dirigere il teatro San Luca, della nobile famiglia Vendramin. Il suo incarico prevede la scrittura di otto commedie in tre anni e il compenso mensile di cinquanta ducati.

Successi e amarezze

1754 - 1762

Sono anni difficili per lo scrittore: è attaccato duramente da Carlo Gozzi e Petro Chiari riscuote grande successo negli altri teatri veneziani. Per reggere la concorrenza e rispondere alle polemiche, è costretto a scrivere commedie di genere esotico (come La serva persiana), allora molto in voga.


Per il suo pubblico, che continua ad apprezzarlo, compone commedie popolari in dialetto veneziano dette tabernarie, da taverna, per il loro stile rustico (come Le massère e Le donne de casa soa). Il successo di alcune (Il campiello, I rusteghi, Le smanie per la villeggiatura, Sior Todero Bontolon, Le baruffe chiozzotte) segna la fine del periodo di crisi. Nel frattempo, però, anche Carlo Gozzi riscuote consensi sempre più grandi.

Lascia per sempre Venezia

1762

Amareggiato dal successo di Gozzi, accetta l’invito a lavorare due anni per il teatro della Comédie italienne di Parigi. Prima di partire mette in scena Una delle ultime sere di carnevale. Non farà mai più ritorno a Venezia.

Fra Parigi e Versailles

1763 - 1769

Il nuovo incarico lo delude perché gli viene richiesto di elaborare scenari e canovacci, secondo la vecchia modalità di fare teatro che si era tanto impegnato a superare. Unica commedia significativa è Il Ventaglio. Al termine dell’incarico viene nominato maestro di lingua italiana della principessa Maria Adelaide, figlia di Luigi XV, e si stabilisce alla corte di Versailles. Congedato dal re con una pensione, fa ritorno a Parigi e riprendere a scrivere commedie. Solo Il burbero benefico ha successo.

Insegna l’italiano al re di Francia

1775 - 1780

Si trasferisce di nuovo Versailles per insegnare italiano alle sorelle di Luigi XVI, il nuovo re.

Inizia a scrivere i "Mémoires"

1784

Inizia a comporre la sua autobiografia Mémoires.

Scoppia la Rivoluzione

1792

Con lo scoppio della Rivoluzione, l’Assemblea legislativa gli toglie il diritto alla pensione che rappresenta la sua unica fonte di sostentamento.

La morte

1793

7 febbraio 1793 – Muore a Parigi, povero e malato. Due giorni dopo, la Convenzione nazionale gli restituirà il diritto alla pensione.