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Cronologia

La nascita

1785

7 marzo 1785 – Alessandro Manzoni nasce a Milano, in contrada S. Damiano 20 (oggi via Visconti di Modrone 16). La madre Giulia Beccaria, di venti anni, è nipote di Cesare Beccaria, autore del famoso trattato contro la tortura e la pena di morte Dei delitti e delle pene; ha sposato Pietro dei conti Manzoni, un vedovo di quarantasei anni; il padre naturale è Giovanni Verri.

Uno studente svogliato e ribelle

1791 - 1799

L'educazione di Alessandro avviene in collegi religiosi. Sono anni molto duri. Manzoni, all'epoca giudicato uno studente svogliato, li ricorderà in modo molto negativo soprattutto per il tipo di educazione impartita, tesa a generare paura e doppiezza[1]. Per reazione, sviluppa un atteggiamento ribelle e anticlericale.



[1] Cfr. Voce dell'Enciclopedia Treccani: Alessandro Manzoni, a cura di Piero Floriani

Il primo successo

1803

Diviene noto nel mondo letterario grazie al Trionfo della libertà, un poemetto in cui si esaltano gli ideali della Rivoluzione francese e si riconosce con amarezza che neppure Napoleone è riuscito a realizzarli. Il poemetto, che ha grande diffusione manoscritto, verrà pubblicato solo nel 1878, dopo la morte dello scrittore.

A Parigi, con la madre

1805

Muore Carlo Imbonati e Giulia eredita da lui un grande patrimonio con il quale può finalmente provvedere al figlio. Alessandro raggiunge la madre a Parigi e, frequentando il salotto di Sophie Condorcet, vedova del marchese di Condorcet, matematico e filosofo illustre ucciso durante la Rivoluzione francese, entra in contatto con gli intellettuali illuministi che si oppongono a Napoleone; fra questi c'è lo storico e letterato Claude Fauriel, che diventa suo grande amico e col quale intratterrà un importante scambio epistolare.

In Italia incontra Enrichetta

1807

Torna in Italia a causa della morte del padre, di cui eredita il patrimonio. In questo periodo conosce Enrichetta Blondel, di religione calvinista, figlia di un banchiere svizzero, che un anno dopo diventerà sua moglie. La cerimonia si svolge secondo il rito calvinista.

Una famiglia numerosa

1808

Manzoni si trasferisce di nuovo a Parigi con la moglie e la madre. Il 23 dicembre nasce la sua prima figlia, Giulia Claudia (detta Giulietta). Col tempo nasceranno: nel 1811 Luigia Maria Vittorina, vissuta poche ore; nel 1813 Pietro Luigi; nel 1815 Cristina; Sofia nel 1817; Enrico nel1819; nel 1821 Clara, vissuta due anni; 13 mesi dopo, Vittoria; Filippo nel 1826, Matilde nel 1830.

Pubblica "Urania"

1809

Pubblica il poemetto Urania: la poesia non deve essere destinata a un'élite di intellettuali colti e raffinati, ma ha il compito di rispondere alle esigenze di un vasto pubblico e di veicolare principi di carattere morale e civile.

Si converte al cattolicesimo

1810

Lo scrittore e la moglie hanno frequenti contatti con i sacerdoti Eustachio Degola e Luigi Tosi, legati agli ambienti giansenisti e matura la loro conversione al cattolicesimo. Manzoni riceve la prima comunione e sposa Enrichetta con rito cattolico.

La passione per l’agricoltura

1811

Manzoni torna con la famiglia a Milano e si impegna nell'organizzare e dirigere le proprietà terriere sue e della madre con spirito imprenditoriale: studia e mette in atto nuove tecniche nella coltivazione dei cereali, delle vigne e del cotone e nell'allevamento dei bachi da seta, un'attività di grande importanza in quel tempo, sperimenta (senza successo) la produzione del caffè. Cominciano a manifestarsi i disturbi nervosi che lo accompagneranno per tutta la vita, in particolar modo la paura degli spazi aperti e della folla.

Scrive gli "Inni sacri"

1812

Scrive quattro degli Inni sacri (La Resurrezione, Il nome di Maria, il Natale, la Passione), che rappresentano la sua svolta sul piano religioso e in ambito poetico.

È favorevole all’autonomia del Regno d’Italia

1814

Alla caduta di Napoleone si schiera per l'autonomia del Regno d'Italia e firma la petizione dei milanesi per la convocazione dei Collegi elettorali (19 aprile 1814); l'iniziativa dà luogo a un'insurrezione che si conclude tragicamente con il saccheggio del Senato e l'assassinio del ministro delle finanze Prina.

Critica il teatro tragico

1816

Manzoni si confronta con il teatro tragico, spinto anche dalla discussione fra Classicisti e Romantici aperta dal saggio Sull'utilità delle traduzioni di Madame de Stael. Lo scrittore critica la tragedia tradizionale – che in Francia ha come massimi rappresentanti Corneille e Racine e in Italia Maffei e Alfieri – in favore dei drammi di Shakespeare e di Schiller.

Difende il cattolicesimo

1819

Per incarico del suo consigliere spirituale, scrive le Osservazioni sulla morale cattolica.

Una "Prefazione" che suscita scalpore

1820

Pubblica la tragedia Il Conte di Carmagnola; nella Prefazione Manzoni esprime le sue idee innovative riguardo al teatro, suscitando grande scalpore.

I moti del ’21 e la morte di Napoleone

1821

I moti del 1821 ispirano a Manzoni l'ode Marzo 1821. Quando l'insurrezione fallisce lo scrittore l’impara a memoria e la distrugge; verrà pubblicata a Milano nel 1848. In occasione della morte di Napoleone compone Il cinque maggio. Inizia a scrivere il romanzo Fermo e Lucia.

Tre opere importanti

1822

Scrive La Pentecoste, l'ultimo e il maggiore degli Inni sacri. Pubblica la tragedia Adelchi e termina il Fermo e Lucia, che però continuerà a rivedere e riscrivere per anni fino alla versione definitiva a cui darà il titolo di Promessi sposi.

Lettere sul Romanticismo

1823

In risposta alle polemiche suscitate dalla Prefazione a Il Conte di Carmagnola, scrive la Lettre à M.r Ch*** sur l’unité de temps et de lieu dans la tragédie, il “manifesto più intenso del romanticismo italiano”[1]. Sullo stesso tema scrive anche la Lettera sul romanticismo al Marchese Cesare d'Azeglio dove sostiene che l'arte dei tempi nuovi deve avere “l'utile per scopo, il vero per soggetto e l'interessante per mezzo”.



[1] Giovanni Nencioni, Storia della lingua italiana. La lingua di Manzoni, Bologna, Il Mulino, 1993.

La "Ventisettana" e il soggiorno a Firenze

1827

Dopo una revisione accurata e sofferta durata anni esce la prima edizione dei Promessi sposi, la cosiddetta Ventisettana, che ha subito un enorme successo. Di lì a poco Manzoni parte con la famiglia per Firenze che è il luogo dove può entrare in contatto col fiorentino, che ritiene l'idioma più adatto a diventare la lingua comune. Presso il gabinetto Vieusseux incontra personaggi di grande rilievo come Pietro Giordani e Giacomo Leopardi. L'11 dicembre viene nominato socio dell'Accademia della Crusca.

Torna a Milano

1828

Torna a Milano e inizia la correzione linguistica dei Promessi sposi.

Anni dolorosi

1833 - 1845

È un periodo doloroso sul piano personale: nel 1833 muore Enrichetta Blondel, l'anno seguente la figlia primogenita Giulietta, nel 1841 la madre Giulia e la figlia Cristina, nel 1844 l'amico Fauriel, nel 1845 ancora una figlia, Sofia. Manzoni attraversa una profonda crisi spirituale e psicologica.

Esce la "Quarantana"

1840

I Promessi sposi, riscritti utilizzando il fiorentino parlato, vengono pubblicati nell'edizione detta quarantana.

Un’ impresa sfortunata

1842

Manzoni pubblica a sue spese una nuova edizione illustrata dei Promessi sposi. Le immagini, disegnate dal pittore Francesco Gonin, avevano lo scopo di dare pregio all'opera e di rendere così impossibile la contraffazione ma anche di facilitare la lettura del romanzo da parte di un vasto pubblico. Sul piano economico l’impresa fallisce e più di metà della tiratura (10.000 copie) rimane invenduta a causa del prezzo troppo elevato.

Nuove nozze

1847

Si sposa con Teresa Borri, vedova del conte Stefano Decio Stampa. Il matrimonio restituisce allo scrittore un po' di equilibrio. La famiglia però si disperde: i figli si allontanano dalla casa paterna e vanno a vivere il altre città. Scrive Sulla lingua italiana. Lettera a Giacinto Carena, linguista e socio dell'Accademia della Crusca.

Diventa Senatore

1860

Viene nominato senatore del Regno d'Italia.

La questione della lingua

1868

Presiede la commissione istituita dal ministro dell'istruzione Broglio sulla questione della lingua e scrive la relazione Dell'unità della lingua e dei mezzi per diffonderla.

La morte

1873

A gennaio Manzoni cade sulla scalinata della chiesa di San Fedele di Milano e si procura un trauma a causa del quale perde spesso coscienza e accusa paure ossessive. Lo scrittore muore di meningite il 22 maggio. Viene seppellito nel Cimitero Monumentale di Milano alla presenza delle più alte autorità dello Stato; nel primo anniversario della morte Giuseppe Verdi dirigerà personalmente nella Chiesa di San Marco la Messa di Requiem composta in sua memoria.

A Milano, con il padre

1901

Manzoni va a vivere a Milano, nella casa del padre Pietro. Negli anni precedenti, infatti, la madre, Giulia Beccaria, si è separata dal marito, ha lasciato Milano e, insieme a Carlo Imbonati con cui convive, si è stabilita prima in Inghilterra e poi a Parigi. A Milano Manzoni entra in contatto con l'ambiente illuminista, incontra Ugo Foscolo e Vincenzo Monti, che riconoscerà come suo maestro, frequenta gli esuli napoletani Vincenzo Cuoco e Francesco Lomonaco, reduci dalla sfortunata esperienza della repubblica partenopea.