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Cronologia

La nascita

1469

3 maggio 1469 – Niccolò, terzo di quattro figli, nasce a Firenze da una famiglia un tempo benestante – i Machiavelli avevano occupato cariche pubbliche e svolto attività commerciali – e ora di modeste condizioni economiche. Il padre Bernardo, dottore in legge, si interessa agli studi umanistici, la madre Bartolomea scrive laudi sacre.

Studia i classici

1476 - 1480

Studia latino, grammatica, aritmetica, ma non il greco. Legge gli autori classici che trova nella biblioteca del padre: la Prima Deca di Tito Livio[1], le opere di Macrobio[2] e Flavio Biondo[3], gli scritti di Cicerone e Prisciano di Cesarea[4], le traduzioni latine di importanti storici greci come Tucidide, Polibio e Plutarco.



[1] Sono i primi dieci libri di Ab Urbe condita (Dalla fondazione della Città) l’opera dello scrittore latino Tito Livio ( 59 a.C.-17 d.C) in cui veniva narrata la storia di Roma a partire dalla sua fondazione. Comprendeva in origine 142 libri di cui si sono conservati i libri da 1 a10 e da 21 a 45.

[2] Ambrogio Teodosio Macrobio, scrittore e filosofo romano del V secolo, studiò astronomia e sostenne la teoria geocentrica.

[3] Flavio Biondo(1392-1463), storico e umanista, è stato il primo a coniare il termine “Medio Evo”.

[4] Prisciano di Cesarea, grammatico romano vissuto fra il V e il VI secolo, è autore di Institutio de arte grammatica, il trattato più completo di questa disciplina che ci sia pervenuto dagli antichi

Il "Segretario fiorentino"

1498

Il 23 di maggio viene arso sul rogo Girolamo Savonarola[1], che aveva governato Firenze dopo la cacciata dei Medici. In questo periodo così difficile, Machiavelli inizia con grande passione la sua attività politica al servizio della Repubblica fiorentina e dal mese di giugno ricopre il ruolo di segretario della seconda cancelleria, dove si trattano gli affari interni e la guerra: per questo verrà chiamato per antonomasia[2] “Segretario fiorentino”.



[1] Girolamo Savonarola (1452-1498), frate domenicano, svolse la sua attività di predicatore soprattutto a Firenze. A causa delle sue prediche in cui attaccava il clero e la società corrotta del tempo, nel 1497 venne scomunicato da papa Alessandro VI Borgia e di lì a poco impiccato e arso sul rogo in Piazza della Signoria a Firenze.

[2] antonomasia deriva dal greco e significa “chiamare con nome diverso”. L’antonomasia è una figura retorica in cui si sostituisce un nome comune o un’espressione con il nome proprio di un personaggio celebre, o viceversa. “Per antonomasia” significa che una persona o una cosa sono da tutti ritenute eccellenti riguardo a una particolare caratteristica (es. il Poeta, per Dante Alighieri).

Vicende pubbliche e private

1500

Durante la guerra fra Pisa e Firenze è inviato come commissario a Pisa e poi in Francia, alla corte di Luigi XII, per chiedere l’intervento diretto del re nel conflitto. In questo periodo scrive Discorso fatto al magistrato dei Dieci sopra le cose di Pisa e Ritratti di cose di Francia. Si sposa con Marietta Corsini, una donna di modeste origini, da cui avrà sette figli: Primerana, Bernardo, Lodovico, Guido, Piero, Baccina e Totto.

Incontra il Valentino

1501 - 1502

Collabora attivamente con Pier Soderini [1], gonfaloniere a vita della Repubblica e incontra per due volte Cesare Borgia, detto “il Valentino”[2], impegnato nella conquista della Romagna. Fanno riferimento alle imprese del Valentino: Del modo di trattare i popoli della Val di Chiana ribellati e Descrizione del modo tenuto dal duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Olivierotto da Fermo, il signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini.



[1] Pier Soderini (1452-1522) eletto nel 1502 gonfaloniere a vita di Firenze, rimase in carica solo fino al 1512. Il gonfaloniere aveva il compito di amministrare la giustizia ed era uno dei nove cittadini che formavano il governo della Signoria; di norma rimanevano in carica due mesi.

[2] Cesare Borgia (1475-1507) figlio del cardinale Rodrigo Borgia – il futuro Papa Alessandro VI – deve l’appellativo “Valentino” al titolo di duca del Valentinois – una provincia situata tra la Provenza e la Borgogna – ricevuto in seguito al suo matrimonio con Carlotta d’Albret, nipote del re di Francia Luigi XII.

A Roma per il conclave

1503

Muore papa Alessandro VI Borgia. Machiavelli viene inviato a Roma per seguire gli esiti del conclave e cercare di comprendere le intenzioni politiche del nuovo papa. Viene eletto Giulio II, nemico dei Borgia, che in breve tempo toglierà al Valentino il governo della Romagna e lo farà rinchiudere nella fortezza di Castel Sant’Angelo.

La guerra contro Pisa

1504

Si reca di nuovo in Francia per cercare aiuti nella logorante guerra contro Pisa. Scrive il suo primo Decennale, una cronaca in versi sulla storia di Firenze dal 1494 al 1504.

Diventa Cancelliere

1505

Svolge missioni diplomatiche a Siena e presso Giulio II; tornato a Firenze sostiene la necessità di costituire un esercito cittadino, senza più utilizzare milizie mercenarie: verrà così istituita la magistratura dei Nove ufficiali dell’Ordinanza e della Milizia fiorentina, eletti dal popolo, con Machiavelli nel ruolo di cancelliere.

In missione presso l'Imperatore

1507

L’imperatore Massimiliano d’Asburgo, intenzionato a conquistare l’Italia, tiene corte a Bolzano. Prima Francesco Vettori e poi Machiavelli vengono inviati in missione diplomatica per negoziare l’indipendenza di Firenze in cambio di aiuti finanziari: le lunghe trattative s’interrompono quando Massimiliano, sconfitto più volte dai Veneziani, deve rinunciare all’impresa. Da queste vicende nascono Rapporto delle cose della Magna (1508), Discorso sopra le cose della Magna e sopra l’Imperatore (1509) e Ritratto delle cose della Magna (1512).

Pisa si arrende

1509

Pisa, stremata dall’assedio, tratta la pace. Machiavelli accompagna a Firenze i legati pisani per firmare la resa e poi entra in Pisa (8 giugno) con i commissari Capponi, Filicaia e Salviati. Scrive il Decennale secondo (dal 1504 al 1509).

In missione presso il re di Francia

1510 - 1511

Compie ancora importanti missioni diplomatiche presso la corte di Luigi XII, nel tentativo di salvare l’amicizia di Firenze con la Francia senza incorrere nelle ire del papa Giulio II, nemico del re.

Un rovescio di fortuna

1512

Una coalizione guidata da Giulio II sconfigge i Francesi e Firenze perde il suo prezioso alleato: Pier Soderini fugge a Siena e i Medici, col sostegno della Spagna, fanno ritorno in città (31 agosto). La vita di Machiavelli subisce un improvviso cambiamento: viene rimosso dal suo incarico (7 novembre), mandato al confino e multato per la somma di 1000 fiorini (10 novembre).

Il carcere, la tortura e il ritiro all’Albergaccio

1513

Il nuovo Governo manda a morte Pietro Paolo Boscoli e Agostino Capponi, accusati di aver organizzato una congiura contro il cardinale Giovanni de’ Medici, il futuro papa Leone X. Machiavelli, sospettato ingiustamente di aver partecipato al complotto, viene arrestato e torturato con la “Colla”[1] (12 febbraio); rimesso in libertà (6 marzo) grazie all’amnistia per l’elezione al soglio pontificio di Leone X, si ritira all’Albergaccio, la sua tenuta presso San Casciano. Qui inizia scrivere i Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio e compone di getto Il Principe.



[1] Il condannato, con le braccia legate dietro la schiena e alcuni pesi attaccati ai piedi, veniva sollevato da terra con una carrucola fino ad una determinata altezza, e poi lasciato cadere.

Torna a Firenze e scrive commedie

1515 - 1519

Inizia a tornare di tanto in tanto a Firenze, dove frequenta il gruppo di artisti e letterati che si riuniscono negli Orti Oricellari[1]. In questo periodo scrive tre commedie (L’Asino, Belfagor arcidiavolo, La Mandragola e il trattato L’Arte della guerra.



[1] È il nome di un giardino che si trova a Firenze vicino a Santa Maria Novella. Apparteneva alla ricca famiglia dei Rucellai (di cui Oricellari è una variante antica), che lo mise a disposizione dei più illustri letterati del suo tempo perché vi svolgessero incontri e discussioni. La famiglia Rucellai doveva la sua fortuna all’aver scoperto che l’oricello, un lichene, unito all’ammoniaca derivata dall’urina, permetteva ottenere un bel colore rosso violaceo, divenuto poi tipico dei panni di lana fiorentini.

Di nuovo in missione

1520 - 1525

La morte di Lorenzo de’ Medici segna un riavvicinamento di Machiavelli alla vita della città: il cardinale Giulio, che diventerà a breve papa Clemente VII, lo incarica di scrivere dietro compenso la storia di Firenze (Istorie fiorentine e i Medici gli affidano alcune missioni diplomatiche. Nel 1525 viene rappresentata con grande successo la sua commedia Clizia.

La morte

1527

Il Sacco di Roma avvenuto il 6 maggio segna la fine dei Medici e il ritorno della Repubblica a Firenze. Machiavelli spera di essere nuovamente nominato Segretario, ma invano: a causa dei suoi rapporti con i Medici viene tenuto lontano dalla vita politica e l’incarico tanto ambito va ad altri. Amareggiato e deluso, si ammala all’improvviso e muore di lì a poco, il 21 giugno, lasciando la famiglia in ristrettezze economiche.