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Cronologia

Nasce in Versilia

1835

27 luglio 1835 – Giosuè Carducci nasce a Valdicastello, un paese della Versilia, in provincia di Lucca. Il padre Michele, medico condotto, aveva partecipato ai moti carbonari del 1831. Arrestato e mandato al confino a Volterra per un anno, aveva conosciuto Ildegonda Celli, bella e colta, figlia di un orefice fiorentino caduto in miseria. Al termine del confino era tornato a Pisa per completare gli studi, poi si era traferito a Valdicastello e aveva sposato Ildegonda. Giosuè è il loro primo figlio.

Legge molto e studia latino

1838

La famiglia si trasferisce a Bolgheri. A causa delle difficili condizioni economiche, Giosuè non può andare a scuola. Legge però con grande passione che trova nella biblioteca del padre: l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, la Gerusalemme Liberata, la Storia della Rivoluzione francese di Adolphe Thiers. Il padre, inoltre, incarica il sacerdote Giovanni Bertinelli di insegnargli il latino e la sera approfondisce di persona col figlio lo studio di questa lingua che Carducci avrà sempre profondamente cara.

Si trasferisce a Firenze

1849

La famiglia si trasferisce a Firenze. Giosuè studia letteratura e retorica presso i padri Scolopi.

Diventa normalista

1853

Vince il concorso che gli permette di ottenere un posto gratuito nella Scuola Normale di Pisa.

Si laurea e pubblica poesie

1856

Si laurea in filosofia e filologia con una tesi sulla poesia cavalleresca. Per non gravare economicamente sulla famiglia, collabora con il giornale Letture di famiglia: gli viene affidata la cura dell’appendice L’Arpa del popolo, dove vengono pubblicate con una spiegazione poesie di facile lettura, ritenute adatte alla gente comune. Sull’ Arpa del popolo Carducci pubblica anche i suoi primi componimenti in versi.

Insegna a San Miniato

1856

Si trasferisce a Santa Maria a Monte, un piccolo borgo in provincia di Pisa e va ad insegnare retorica nel Ginnasio di San Miniato, un paese vicino. È un’esperienza molto intensa e bella che racconterà nella prosa autobiografica Le risorse di San Miniato. Con un gruppo di amici (Giuseppe Chiarini, Torquato Gargani, Ottaviano Targioni Tozzetti ed Enrico Nencioni) fonda la società letteraria Amici pedanti che interviene in modo molto deciso nelle discussioni in atto fra i letterati, a favore di una posizione classicista e anti-manzoniana.

Muore il fratello Dante

1857

Il fratello Dante muore nella casa di Santa Maria a Monte: secondo alcune versioni si suicida, secondo altre viene ucciso accidentalmente dal padre Michele durante un litigio.

Un periodo difficile

1858

Anche il padre muore; viene sepolto insieme a Dante nel cimitero del piccolo paese.
Carducci li ricorda entrambi in un sonetto che prende il titolo dai versi del poeta greco Mosco (II secolo a.C), posti in premessa: Funere mersit acerbo.
A causa della sua condotta, ritenuta immorale e contraria alla religione, Carducci viene allontanato dall’insegnamento ed è costretto a trasferirsi a Firenze, dove vive lavorando per l’editore Barbera e dando lezioni private. È un periodo difficile, di grande solitudine e sconforto.

Si sposa con Elvira

1859

Si sposa con Elvira Menicucci, una lontana cugina. Da lei avrà cinque figli: Francesco, che morirà a pochi giorni dalla nascita, Dante, Bice, Laura e Libertà (detta Titti), la passeretta di Davanti a San Guido. Viene anche riammesso all’insegnamento e gli viene assegnata una cattedra di latino e greco presso il liceo classico Niccolò Forteguerri di Pistoia. Tutto questo lo aiuta a superare la sofferenza per la perdita dei suoi cari.

Riceve la Cattedra di Eloquenza Italiana

1860

Il Ministro dell’Istruzione Terenzio Mamiani Della Rovere gli assegna la cattedra di Eloquenza Italiana (che prenderà in seguito il nome di Letteratura Italiana) presso l’Università di Bologna; conserverà questo incarico fino al 1904. Pubblica Juvenilia, la sua prima raccolta di poesie.

Il poeta rivoluzionario

1860 - 1868

Carducci è deluso e sdegnato nei confronti della politica italiana: il potere temporale del Papa, il ferimento e l’arresto di Garibaldi ad Aspromonte e la sconfitta di Mentana gli fanno toccare con mano il fallimento degli ideali risorgimentali. Con lo pseudonimo di Enotrio Romano pubblica Inno a Satana (1863), fortemente anticlericale, gli procura notorietà e anche attacchi violenti. Appartengono a questo periodo Levia Gravia e Giambi ed epodi, due raccolte di poesie che testimoniano il suo orientamento politico, laico e repubblicano.

Perde la madre e il figlioletto

1870

Lo colpiscono due nuovi, gravissimi lutti: muore la madre, a cui il poeta è profondamente legato, e il figlioletto Dante, di appena tre anni. A lui dedicherà Pianto antico.

S'innamora di Lina

1871

Conosce Carolina Cristofori, moglie dell’ex garibaldino Domenico Piva, donna di grande cultura e sua appassionata ammiratrice e se ne innamora. La loro relazione durerà nel tempo; Carducci, rivolgendosi a lei con il nome di Lina, le dedicherà lettere e poesie.

Una profonda trasformazione

1871 - 1889

Gli avvenimenti politici nazionali e internazionali – in Italia, la breccia di Porta Pia e l’annessione di Roma al Regno d’Italia, all’estero la Comune di Parigi – determinano in Carducci, come in molti strati della borghesia, una profonda trasformazione: abbandonata la vena polemica e rivoluzionaria, diventa un convinto sostenitore dello stato e della monarchia che gli sembra possano garantire sia il progresso che l’ordine sociale. Sono di questo periodo Odi barbare e Rime nuove.

Diventa senatore

1890

Viene nominato senatore. Ormai è ufficialmente riconosciuto come il “poeta vate”, sostenitore della politica del governo e cantore della gloria del Regno d’Italia.

L'ultima raccolta di poesie

1899

Pubblica Rime e ritmi, la sua ultima raccolta poetica.

Lascia l'insegnamento

1904

Deve abbandonare l’insegnamento per motivi di salute.

Pubblica "Opere"

1905

Termina la messa a punto dell’edizione definitiva delle sue raccolte in versi, iniziata nel 1889; verranno pubblicate da Zanichelli (Bologna) sotto il titolo di Opere, in questo ordine: Juvenilia in sei libri (1850-1860); Levia Gravia in due libri (1861-1871); Inno a Satana (1863); Giambi ed Epodi in due libri (1867-1879); Intermezzo (1874-1887); Rime Nuove in nove libri (1861-1887); Odi barbare in due libri (1873-1889); Rime e Ritmi (1889- 1898 ); Della “Canzone di Legnano”, parte I (Il Parlamento) (1879).

Riceve il Premio Nobel

1906

L’Accademia di Svezia gli conferisce il premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione:

«Non solo in riconoscimento dei suoi profondi insegnamenti e ricerche critiche, ma su tutto un tributo all'energia creativa, alla purezza dello stile ed alla forza lirica che caratterizza il suo capolavoro di poetica»

È il primo italiano a ricevere questo riconoscimento.

La morte

1907

16 febbraio 1907 – Gravemente malato di cirrosi epatica, muore nella sua casa di Bologna, oggi divenuta un museo dove si conserva la biblioteca e l’archivio del poeta. Viene sepolto con tutti gli onori nella Certosa.