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"Vita"

    Letteratura e teatro

    L’Alfieri racconta direttamente la propria vita nell’opera intitolata Vita di Vittorio Alfieri da Asti scritta da esso, iniziata nel 1790 ma rielaborata fino agli ultimi anni della sua vita, tanto che venne pubblicata postuma nel 1806. La Parte prima è divisa in quattro “epoche”, dedicate alle diverse età dell’uomo: Puerizia, Adolescenza, Giovinezza, Virilità; la Parte seconda è concepita come una continuazione della quarta “epoca”. Nelle prime due “epoche”, infanzia e adolescenza sono tratteggiate come le età inconsapevoli, incapaci di svelare all’individuo il proprio senso; in particolare l’adolescenza, «età funesta, per la profondità dalle ricevute impressioni», svolge un ruolo centrale nella formazione della personalità. Nella terza, la narrazione dei viaggi giovanili traccia un quadro dell’Europa del Settecento filtrato dallo sguardo spesso ironico dell’autore. La quarta “epoca”, e anche la Parte seconda, narrano il lavoro paziente dello scrittore, il suo amore per la Stolberg e le minacce del mondo esterno nei confronti dell’affermazione di sé. Complessivamente, non è la vena tragica a prevalere in quest’opera, quanto piuttosto quella ironica e persino comica. Il “comico” si delinea anche come pericolo che investe la sua stessa personalità di drammaturgo: la Vita rivela come la scena del mondo contemporaneo non renda più possibile il tragico. Da ciò prende forza l’adesione dello scrittore ai modelli estetici del passato, scrivendo «in una lingua quasi che morta, e per un popolo morto».

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