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"Il servitore di due padroni"

Letteratura e teatro

Il servitore di due padroni nasce come un canovaccio – tipico della commedia dell’arte – che Goldoni scrive per Antonio Sacchi, in arte Truffaldino, famoso attore e capocomico conosciuto a Pisa[1]. Viene rappresentato con grande successo a Milano e a Venezia. Il servitore di due padroni conserva alcune caratteristiche della commedia dell’arte (le maschere, i dialoghi rapidi e serrati) ma se ne distingue fortemente per la vivacità e il ritmo del testo, che fino ai nostri giorni verrà messo in scena dai più grandi registi di teatro. Questa è l’ultima opera di Goldoni in cui compaiono le maschere e rappresenta la sua separazione definitiva dalla Commedia dell’arte: in seguito (1753) quando la riforma del teatro sarà ormai attuata, Goldoni riprenderà in mano il canovaccio e lo riscriverà completamente.


Protagonista è Truffaldino (o Arlecchino), un servo che si comporta da sciocco quando le cose non gli interessano e dimostra invece grande astuzia nelle situazioni che lo toccano direttamente. Il suo unico interesse è mangiare a sazietà e per raggiungere questo scopo di troverà a dover servire due padroni, dando vita a una storia complicatissima fatta di equivoci e inganni. La commedia è ambientata a Venezia, nella casa di Pantalone de’ Bisognosi, un anziano mercante. La scena si apre mentre Clarice, figlia di Pantalone, si sta fidanzando con Silvio, figlio del Dottor Lombardi.


I due giovani si amano e possono finalmente sposarsi perché il ricco torinese Federico Rasponi, a cui Clarice era stata promessa in precedenza, è morto durante una lite causata da Beatrice, sua sorella. Al fidanzamento assistono anche Brighella, un locandiere che fa da testimone, e Smeralidina, servetta di Clarice. All’improvviso irrompe sulla scena Truffaldino, un giovane servo, che annuncia l’arrivo del suo padrone: Federico Rasponi! Rasponi infatti non è morto e ora viene a reclamare la fidanzata e a discutere della dote. In realtà, a presentarsi in casa di Pantalone non è Federico ma Beatrice Rasponi, travestita da uomo. Il suo scopo è impadronirsi della dote per poter aiutare l’amante Florindo Aretusi, fuggito a Venezia dopo aver ucciso Federico. Neppure Arlecchino sa la vera identità del suo padrone, Brighella, invece riconosce subito Beatrice... Dopo innumerevoli colpi di scena, la storia si concluderà con le nozze di Silvio con Clarice e di Arlecchino con Smeraldina, di cui nel frattempo il servo si è innamorato.




[1] Antonio Sacchi, in arte Truffaldino, è stato l'ultimo grande Arlecchino della Commedia dell'Arte. Quando, con la riforma di Goldoni, le maschere persero la loro importanza, Sacchi continuò a portare in scena Arlecchino grazie al sostegno di Carlo Gozzi.

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