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"Rime"

    Letteratura e teatro

    La scrittura delle Rime accompagnò tutta la vita di Alfieri: i componimenti, infatti, recano sempre una data, quasi a sottolineare il loro legame con gli eventi. Sono soprattutto sonetti, ma anche epigrammi e altri schemi metrici. Rifiutando gli stanchi svolgimenti del petrarchismo settecentesco, Alfieri risale direttamente alla fonte del grande trecentista. Tutte le occasioni servono a creare pretesti perché l’autore possa sentirsi poeta, preda dello scontro tra “ira” e “malinconia”, immagine assoluta dell’uomo libero, spregiatore del presente («ma non mi piacque il mio vil secol mai»). È una lirica che tende all’autoritratto e trova i suoi esiti più significativi quando Alfieri rappresenta, quasi fosse in teatro, se stesso nel personaggio del poeta-eroe, come nella celebre immagine allo specchio che lo raffigura «pallido in volto come un re sul trono».

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