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"Ricordi politici e civili"

Letteratura e teatro

I Ricordi sono un’opera privata, scritta da Guiccirdini non per il pubblico, ma per i familiari e i discendenti che avrebbero potuto trovarvi utili regole di comportamento. Il termine ricordi infatti non significa memorie del passato ma insegnamenti, riflessioni, ammaestramenti riguardo alla politica, alla morale, alla religione. Guicciardini inizia a scrivere i Ricordi su alcuni suoi quaderni nel 1511, quando è ambasciatore in Spagna; la loro composizione durerà decenni, attraversando varie redazioni.


Durante il lungo processo di scrittura i Ricordi cambiano impostazione: nella stesura più antica l’autore raccontava in modo esteso un fatto che gli era realmente accaduto e ne traeva una regola di comportamento; in quella definitiva, la parte autobiografica è ridotta e lo spazio maggiore spetta alla riflessione generale sulla vita e sulle azioni umane. Guicciardini esprime grande pessimismo e sfiducia nei confronti della politica e nella possibilità che esista per l’Italia una speranza di mutamento, perciò l’interesse privato – la chiusura nel proprio particulare– gli appare come l’unica, reale prospettiva.


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