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"Le Grazie"

Letteratura e teatro

Le Grazie, dedicate allo scultore Antonio Canovasono articolate in tre inni.

 

Il primo, dedicato a Venere, simbolo della bellezza e della natura feconda, canta la nascita delle tre Grazie – Eufrosine, Aglaia e Talia – che, emerse dal mare della Grecia, diffondono fra gli uomini l’armonia, consolatrice delle tormentate menti mortali e madre dell’architettura, della pittura e della scultura, le belle arti. Il secondo inno è dedicato a Vesta e descrive i riti che tre donne amate da Foscolo – Eleonora Nencini, Cornelia Martinetti e Maddalena Bignami – celebrano in onore delle Grazie sulla colina di Bellosguardo, a Firenze; le donne rappresentano rispettivamente i doni che gli dei hanno dato agli uomini: la musica, la poesia e la danza. A proposito della poesia, Foscolo inserisce una digressione e narra come le muse, costrette a fuggire dalla Grecia per l’arrivo dei Turchi, si siano rifugiate in Italia: così, lungo l’Adriatico sono nate le splendide opere di Boiardo, Ariosto e Tasso, lungo il Tirreno quelle di Dante, Petrarca e Boccaccio. Il terzo inno, dedicato a Pallade Atena, è ambientato in un’isola in mezzo all’Oceàn, la leggendaria Atlantide, dove la dea delle arti consolatrici e maestra degli ingegni fa tessereper le Grazie un velo capace di difenderle dalle passioni umane: così protette, le Grazie potranno tornare nel nostro mondo a diffondere l’armonia e la civiltà.

 

Foscolo lavora alle Grazie soprattutto durante il soggiorno a Firenze (1812-1813) e ne prosegue la stesura a Milano (1814-1815). Il suo lavoro, però, è ostacolato dalle missioni militari e diplomatiche in cui è impegnato durante gli eventi drammatici (nel 1814 Napoleone abdica e nel 1815 fugge dall’Elba) che lo porteranno a scegliere l’esilio. Completerà il carme nel 1822 in un prosimetro comprensivo di 184 versi e di una dissertazione in prosa[1].

 



[1] Le Grazie a Woburn Abbey, a cura di Arnaldo Bruni, Firenze, Polistampa, 2012

 

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