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"Fabula di Orfeo"

Letteratura e teatro
J.W. Waterhouse, Le ninfe ritrovano la testa di Orfeo (1900). Fonte: WikiCommons

È il primo testo teatrale in volgare di argomento profano, per questo ha grande importanza nella storia letteraria del Quattrocento. Narra le vicende del poeta Orfeo e di Euridice, la donna di cui è innamorato, che muore per il morso di un serpente mentre cerca di sottrarsi alle insidie del pastore Aristeo[1]. Orfeo, inconsolabile, scende nel regno dei morti e con il suo canto melodioso persuade Plutone a restituirgli Euridice, dietro la promessa di non voltarsi mai a guardarla prima di aver fatto ritorno tra i viventi. Orfeo, però, non resiste alla tentazione: si volta e perde la sua amata per sempre. Tornato sulla terra, il poeta decide di rinunciare all’amore per le donne e di dedicarsi a quello per i fanciulli; le Baccanti, infuriate per tale scelta, lo uccidono e lo fanno a pezzi. L’opera si conclude con una ballata in onore di Bacco, intonato dalle sue seguaci. La Fabula di Orfeo ebbe un grande successo, soprattutto nelle corti dell’Italia settentrionale dove circolarono numerose copie manoscritte e a stampa, molte delle quali giunte fino a noi.

 

 

 

 

 

 

 

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